Una volta, ma non molto tempo fa, e lo dico per i nativi digitali, quando volevi sapere qualcosa su un personaggio si sfogliavano le Enciclopedie; quelle che prendevano tutta la libreria, che raramente venivano consultatema stavano in bella mostra per dare la misura delle capacità intellettive del casato.

Perla persona celebre riportavano tutto quanto avevano fatto nel campo dell’Arte; di qualsiasi estrazione.

Nell’era delle Balene Blu si parla di Rete, quindi di Internet.

La Rete, che per noi appartenenti al giurassico rappresentava la base d’appoggio per il Permaflex, ti consente pure di sapere il giorno, l’ora ed il minuto del decesso di una determinata persona; salvo poi scoprire che, proprio mentre i numerosi fan stanno portando mazzi di fiori nei pressi dell’abitazione del defunto, questi, vivo ed in salute,magari stia dando il miglior concerto della sua vita in un nota località, alla presenza di migliaia di appassionati.

Quindi, la Rete consente di apprezzare il miracolo che il soggetto sta attuando in quel preciso momento

In fondo non è che sia cambiato granché: quelle che venivano (e vengono) chiamate bufale, oggi si definiscono Fake News.

Ma sempre di stronzate si tratta.

Esaurito questo mio caustico ingresso passo ad introdurre la piacevole conversazione con la signora Goich; la quale, gentilmente ha accettato di buon grado di rispondere ad alcune mie domande.

Ovviamente Wilma Goich, volto e voce arcinota, non ha alcun bisogno di una mia presentazione, tanto meno necessita di un elenco dei suoi innumerevoli successi.

Per questo c’è la Rete. Appunto.

Appena ventenne, sul palco di SanRemo canta: Le Colline Sono In Fiore, ed è subito l’apoteosi. Si aspettava, Lei una debuttante per una platea già vastissima grazie anche alla Radio, un successo così travolgente, sia in Italia che in Sud America? 

Naturalmente no!

Siamo nel 1965 e un’etichetta prestigiosa come la Dischi Ricordi la mette sotto contratto, ed esce il suo primo 33 Giri: La Voce Di Wilma Goich. Una popolarità difficile da gestire?

Io facevo quello che mi consigliava la casa discografica: ero troppo giovane per decidere.

Un anno dopo partecipa al 14° Festival Della Canzone Napoletana ed insieme a Maria Paris -una delle voci più intense della città di Partenope- & Le Cugine, porta al successo: Pe’ Strade ‘E Napule. Mi dice come ha fatto in poco tempo credo, Lei che proveniva dal Savonese, ad acquisire l’idioma della lingua napoletana?

Devo dire che era un napoletano molto approssimato, ma in quel momento di popolarità evidentemente mi hanno perdonata!

Nello stesso anno è ancora a SanRemo, con un altro brano che ha fatto la storia della musica italiana: In Un Fiore. E pochi mesi dopo partecipa a Un Disco Per L’estate; kermesse canora più che seguitissima, con: Attenti All’Amore. Mentre poco prima si trovava a Bari. Cosa pensavano i suoi genitori di questo vortice geografico, che vedeva la figlia acclamata in ogni parte dello Stivale?

Io giravo sempre accompagnata da mia madre; purtroppo mio padre è mancato quando avevo 10 anni, ma mia mamma mi ha seguita fino a quando mi sono sposata.

Proprio nella sua In Un Fiore troviamo, nei capoversi e prima del ritornello, alcune frasi che sono sintomatiche, oggi più che mai. Mi consenta di riportarle. Se non corri tu potrai vederele cose belle che stanno intorno a te/ Se non corri tu potrai trovare in mezzo ai sassi un diamante tutto per te/ Se ti fermi tu potrai capire che hai corso tanto ma sei rimasto sempre qui. A mio avviso questa “canzone” dovremmo cantarla e farla nostra tutti i giorni. Signora Goich: come siamo messi in questi… Tempi Moderni?

Questa domanda richiederebbe una risposta lunghissima; io sono cresciuta con un’educazione tradizionale, oggi di tradizionale è rimasta forse solo la cucina.

A proposito: quando si rende conto che la musica farà parte della sua vita; anzi sarà la sua vita?

Sono nata cantando, la prima canzoncina l’ho cantata a tre anni quindi si faccia due conti.

Nel 1967 ritorna all’Ariston e presenta: Per Vedere Quanto È Grande Il Mondo, di Donida – Mogol, due compositori eccellenti. Come si riusciva ad avere un brano composto da due mostri sacri come loro? 

Tutte le canzoni che ho cantato a Sanremo sono state scritte da Mogol-Donida, meno Baci Baci che è stata scritta da Bracardi. Praticamente convivevo con loro perché erano della Ricordi. Anche loro erano ancora giovani!

Lei ha inciso con molte autorevoli etichette; la Fonit Cetra, la Ricordi, la Ariston solo per riportarne alcune: qual era il rapporto tra il cantante e la casa discografica? La supportavano?  Promuovevano il 45giri, che poi era il traino per il Long Play?  Per dirla con la moda virtuale: come era la connessione, tra l’artista e chi lo produceva?

Era un lavoro di equipe, le decisioni si prendevano di comune accordo.

Mentre oggi la Musica è più liquida che reale, e grazie alla tecnologia quasi tutti possono cantare: come si concilia, a suo avviso, la voglia da parte di un/a giovane in cerca di visibilità e notorietà, con l’esigenza dell’etichetta di fare soldi? In pratica: qual è il prezzo pagato alla qualità?

Oggi il mercato discografico non esiste più, si svolge tutto on line, la popolarità di un’artista dura poco, tranne per qualche fortunato, le canzoni non si ricordano perché a volte la musica non si sposa col testo e viceversa. L’artista spera di fare spettacoli, per guadagnare! È tutto veloce e sfuggente.

Restiamo nel ’67 e ritorniamo a Un Disco Per L’Estate. Lei prende la bianco/nera Se Stasera Sono Qui, di Luigi Tenco, e la colora con la sua timbrica. Tralasciando le decine di ipotesi sulla sua tragica fine che non hanno apportato alcuna verità, non passa inosservato che la propone sempre con una intensità e sensibilità straordinaria. Cosa rappresenta per Lei questa canzone?

Quello che per un’artista rappresenta un grande successo! Me la porto appresso da 50 anni e non è ancora invecchiata!

Insieme a Edoardo Vianello forma il duo I Vianella. Non mi pare che all’epoca erano molte le accoppiate di cotanta qualità; si potrebbe pensare che sia stata una conseguenza naturale: ma come nasce l’idea del connubio, un contraltare di voci ma in sintonia vocale, artistico?

Ero incinta e dato che stavo a casa, facevamo degli esperimenti finché è uscita una sonorità piacevole e diversa, insieme agli autori che bazzicavano nella nostra casa discografica, decidemmo di fare delle canzoni adatte a noi.

Tra le tante da voi proposte ricordiamo la canzone simbolo di uno ceto sociale fiero ma in perenne difficoltà: Semo Gente De Borgata, scritta da Franco Califano; un personaggio a dir poco sanguigno. Ha qualche aneddoto sul Califfo per antonomasia?

Franco è stato con il suo talento, in parte l’artefice del nostro successo, certo è stato un bel binomio!

Un’altra vostra interpretazione da brividi è: Fijo Mio, di Califano& Amedeo Minghi. Lei ne ha cantate a centinaia e sono certo che ognuna di queste ha scavato un piacevole solco nel suo cuore, ma ce n’è qualcuna che, in particolar modo, ricorda e canta con un affetto maggiore e ritiene che sia quella che più la rappresenta?

Non ci sono canzoni che non amo; forse qualcuna sono stanca di cantarla, ma le amo tutte!

Quest’anno la vede partecipe in un progetto discografico intitolato: È Il Giorno Della Vita, che come sottotitolo recita: Natale Della Gente – Poema In Musica. Può dirmi di cosa si tratta?

Ho solo interpretato una canzone niente altro.

E lasciamo andare pure il presente, che comunque ci riporta ai ricordi, e proiettiamoci oltre: quali sono i progetti che la vedranno impegnata nel futuro?

Mi dispiace ma non faccio progetti: vivo con gioia tutto quello che mi capita, spero ancora per un po’!

Grazie! Un caro saluto Wilma

Sono io… anzi siamo noi appassionati che ringraziamo Wilma Goich per le interpretazioni che ci ha regalato ed ancora ci propone; per aver contribuito a scrivere alcune pagine della Storia della Musica leggera italiana, con una carriera ultradecennale che continua con lo stesso entusiasmo di sempre, con brani che hanno il sapore del vivere quotidiano e dove non mancano i momenti di riflessione.

 

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