Imputato anche per l’omicidio Stanchi-Montò

 

Fabio Magnetti, boss del clan Vanella-Grassi, ha confessato le sue colpe in aula, decidendo però di non collaborare con la giustizia.

Ha confessato diversi reati di cui era accusato, ma non ha tirato in ballo nessuno dei complici, tranne quelli che per quei delitti si sono già accusati.

La sua dissociazione potrebbe portare a 30 anni di reclusione invece dell’ergastolo e al regime detentivo ordinario al posto del 41bis.

Secondo le indagini, il boss sarebbe imputato per duplice omicidio Paris-Ferraro che sancì la scissione della Vanella-Grassi dagli Amato-Pagano.

Magnetti, si è accusato del duplice omicidio di Raffaele Stanchi, alias Lello Bastone, cassiere degli Scissionisti, e del suo braccio destro Luigi Montò. Ha detto di averlo fatto per vendicarsi per la morte del fratello Luigi, ammazzato tempo prima e, ha aggiunto, gli omicidi da lui commessi sono tutti collegati alla morte del fratello.

Altra accusa, sempre per duplice omicidio, è quella del 27 aprile 2011 che vide la morte di due uomini, referenti degli Amato-Pagano.

Con la morte di Giuseppe Parisi e Giuseppe Ferraro nacque ufficialmente il gruppo della Vanella Grassi: prima associato ai Di Lauro, poi agli Scissionisti e quindi, infine, autonomo e sviluppatosi non solo dal punto di vista militare ma, come ha dimostrato una recente inchiesta, anche in quello imprenditoriale, sfruttando riciclaggio e prestanome per fare soldi anche sulla pandemia.

Laura Barbato

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