Numeri in salita per il contagio da vaiolo delle scimmie, attenzione alle vescicole nell’area dei genitali

Quello che all’orizzonte sembrava un contagio marginale e ancora contenuto nei numeri, al momento risulta invece essere degno di massima attenzione tra i medici dei principali reparti di infettivologia.

Nella nostra regione si conterebbero 14 casi accertati tra cui un’intera famiglia contagiata dal vaiolo delle scimmie.

Un tipo di virus che si starebbe diffondendo vorticosamente a causa anche delle temperature calde di queste settimane.

La trasmissione avviene per contatto diretto e non: in sostanza sul corpo comparirebbero delle piccole vescicole contenenti un liquido altamente infettivo. Ci si può contagiare se si entra in contatto con superfici contaminate da chi ha le vescicole o con contatto diretto trasmissibile anche sessualmente.

Sembrerebbe, infatti, che l’area più colpita dalle vescicole sia proprio quella dei genitali: massima attenzione, dunque, per i rapporti sessuali ma anche per le superfici come sedie, lettini, sdraio, bordo delle piscine, panchine, posti, questi, dove chi può essere positivo al virus, magari si è seduto.

Ma l’allarme arriverebbe direttamente dalle parole del Dottor Alessandro Perrella, capo dell’organizzazione sul vaiolo delle scimmie nell’ospedale infettivo Cotugno di Napoli: proprio il dottore spiega i passi che il Cotugno sta facendo sul virus che sta ampliando la sua diffusione anche in Campania.

L’azienda ospedaliera Cotugno avrebbe, infatti, approntato un piano di emergenza volto all’accoglienza dei soggetti che hanno il sospetto di essere contagiati dal virus del vaiolo delle scimmie.

Il dottor Perrella spiega che, dal mese di maggio, l’attenzione rivolta al virus starebbe subendo un’impennata, motivo per il quale si starebbe rendendo necessaria un’organizzazione programmata per affrontare un numero sempre maggiore dei casi.

Il periodo estivo, spiega il dottor Perrella, pone delle condizioni per esporsi maggiormente al contagio: gli abiti succinti che lasciano scoperte parti del corpo che facilmente tendiamo ad appoggiare creano delle situazioni di proliferazione del virus se prima del nostro arrivo, vi si è poggiato qualcuno positivo al virus.

Al momento, una volta arrivati in ospedale, le cure sarebbero solamente ambulatoriali e, dopo un primo screening, la terapia continuerebbe a domicilio e in isolamento. Solo se si dovesse avere la febbre, allora, sarebbe necessario un controllo più approfondito dal momento che il vaiolo delle scimmie, al contrario del Covid, è ben noto alla medicina ma, è sempre un virus mutante che, insinuandosi nell’organismo, potrebbe evolvere in qualsiasi altra variante e risultare più dannoso.

Il vaiolo è un virus noto di cui esiste già un vaccino e due antivirali ragion per cui i vaccinati ante 1980 dovrebbero essere coperti maggiormente essendo, all’epoca, uno dei vaccini obbligatori. Maggiore attenzione, invece, per tutti quelli nati dopo il 1980 sui quali vi sarebbe maggior pericolo di contagio.

Al  momento le persone contagiate dal vaiolo delle scimmie sono 14 e, tra questi, vi sarebbe un intero nucleo familiare.

L’invito del dottor Perrella è quello della cura e dell’attenzione: guardarsi spesso in ogni parte del corpo alla ricerca di qualche vescicola sospetta che, se individuata tempestivamente, può risolversi con delle cure prettamente dermatologiche evitando complicazioni più gravi e diffusione incontrollata dei contagi.

Foto dal web

Marianna Di Donna

 

 

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