È sabato sera. È una sera di inizio estate, fa caldo e c’è voglia di stare in giro. Sono passate da poco le venti e il corso comincia a svuotarsi. Le luci dei pochi locali ancora aperti provano a dare vita a una strada che, nonostante tutto, resiste. Sono soprattutto alcuni esercizi di cibo da strada, qualche cornetteria e poche altre attività commerciali a tenere acceso il cuore della città nelle ore serali. Troppo poco, però, per parlare di una vera economia della sera o di un centro cittadino capace di attrarre famiglie e trattenere i visitatori che soggiornano a Melito per visitare il vicino capoluogo.

Ma basta fermarsi qualche minuto per accorgersi che qualcosa non va.

Calata la notte, chi entra a Melito provenendo da Napoli e percorre il corso principale si trova davanti a uno scenario insolito. Per lunghi tratti dominano il buio e il silenzio. Poi, superato il semaforo che introduce al centro, il quadro cambia improvvisamente. Non si entra in una città viva e ordinata, ma in un caos difficile da interpretare.

Auto parcheggiate ovunque, spesso senza alcun criterio. Veicoli che attraversano il centro a velocità che poco si conciliano con una zona urbana frequentata da pedoni. Motorini che spuntano da ogni direzione. Giovanissimi alla guida di mezzi che non potrebbero guidare, spesso con atteggiamenti da sfida, che sfrecciano tra auto e persone come se le regole fossero un dettaglio secondario. I marciapiedi non sempre aiutano chi cammina. Attraversare la strada richiede attenzione. Passeggiare dovrebbe essere un piacere, ma spesso diventa un esercizio di prudenza. Si ha la percezione di un’insicurezza diffusa.

Poi si arriva in piazza.

Ed è lì che la sensazione di disordine diventa ancora più evidente.

C’è confusione ma c’è buio. Gruppi di giovanissimi stazionano per ore, occupano gli spazi, si muovono da un lato all’altro della strada senza uno scopo preciso. Urla e tanta confusione. Si crea un’atmosfera difficile da definire, ma certamente lontana dall’idea di una piazza vissuta da famiglie, bambini, anziani e cittadini che vogliono semplicemente trascorrere una serata all’aperto. E forse il dato più significativo è proprio questo: le famiglie si vedono poco. Perché a Melito, dopo una certa ora, non c’è molto da fare. Non ci sono luoghi di aggregazione strutturati, non ci sono eventi, non c’è un’offerta serale diversificata. Restano aperti pochi punti di ristoro, qualche attività di street food e alcune cornetterie. Per il resto, a parte rare eccezioni, il centro si svuota di tutto ciò che potrebbe renderlo realmente attrattivo. Non è una scena rassicurante. Non è l’immagine che dovrebbe offrire il centro di un paese vivo

Eppure il problema non sono i giovani. I giovani devono avere spazi, occasioni e luoghi in cui incontrarsi. Una città senza ragazzi sarebbe una città senza futuro.

Il problema nasce quando manca ogni forma di organizzazione, quando il rispetto delle regole appare facoltativo, quando il controllo del territorio sembra insufficiente e la percezione diffusa è quella di una città lasciata a se stessa. 

Le conseguenze sono evidenti. Molte famiglie scelgono di non vivere Melito nelle ore serali. Preferiscono spostarsi altrove, verso città che offrono maggiore tranquillità, maggiore ordine, maggiore sicurezza e una proposta più ricca. E questo rappresenta una sconfitta per tutti: per i cittadini, per i commercianti e per la stessa immagine di una cittadina che appare vilipesa e abbandonata ad un destino triste. 

La vera movida è fatta di persone che passeggiano serenamente, di attività che lavorano, di spazi pubblici condivisi, di giovani che si divertono nel rispetto degli altri. La vera movida genera vita, economia e socialità. Quella che troppo spesso si osserva nelle serate del fine settimana a Melito assomiglia invece a qualcosa di diverso: un luogo dove prevale la sensazione che le regole siano diventate – così come accade di giorno –  un optional. E una città che vuole essere normale non può ignorare questo problema.

Perché una notte qualunque a Melito dovrebbe lasciare il ricordo di una città viva e vissuta. Non di una città che fa sentire le famiglie ospiti nel proprio centro.

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