Oggi la Lega con un banchetto, trenta persone, e quattrocento tra poliziotti e carabinieri in divisa ed un centinaio di forze dell’ordine ben nascoste tra i finti militanti, per evitare gli scontri che solo chi ha paura del confronto puó immaginare, è venuta a Scampia nel tentativo di iniziare un flirt con il territorio che più li ripudia.

Scampia stamattina si è svegliata in mezzo ad una situazione da guerra civile, manco bisognava ospitare il presidente degli USA, ma questo atteggiamento repressivo mette in risalto un elemento che su questo territorio risulta determinate: la conoscenza del posto.

Scampia è da sempre antifascista, antirazzista, antileghista ma appassionatamente legata al dibattito, non allo scontro.

Per questo motivo la Lega topperà sempre, perché nelle modalita totalitarie che hanno di pensare e di imporre le cose, rientra sicuramente la soppressione dell’opposizione.

La Lega per noi merita questo piccolissimo spazio, il racconto di una
dèbacle i momenti salienti di un disastro e niente altro.

Chiariamo un altro aspetto importante, per evitare ulteriori speculazioni, solo divisive.
Il tentativo che stiamo mettendo in campo, e che speriamo possa diventare sostanza, è quello di creare un fronte ampio all’interno di una visione politica territoriale, che metta al centro del ragionamento e del dibattito i diritti essenziali ed i servizi connessi.

Sappiamo che la strada che ci porterà ad essere compresi come un organismo con l’obbiettivo di mettere in relazione le differenze è, e sarà sempre in salita – questo territorio capace di creare anticorpi al degrado sociale indotto, crea con la stessa velocità infezioni, emorragie di valori, assuefazioni ai simulacri di territorio.

Per questo bisogna creare entusiasmo rispetto ad un progetto e ad un processo, che coinvolga essenzialmente i giovani del territorio, le realtà che lavorano in sordina, ma anche quella parte d’istituzioni che da anni nell’esercizio delle funzioni sostiene i concetti fondamentali per creare quella consapevolezza di cui Scampia ed i suoi cittadini hanno bisogno.

Noi vogliamo parlare con gli altri, di gestione collettiva degli spazi, del concetto dell’autodeterminazione degli individui, dunque, della lotta senza frontiera all’indigenza culturale, del fondamentale abbassamento della dispersione scolastica, della cura dell’ambiente attraverso la strutturazione di un piano straordinario per la vivibilità del territorio, partendo da una analisi accurata all’attuale schema urbanistico, rimettendo in discussione una lottizzazione concepita negli anni in cui le opere di urbanizzazione sia primarie che secondarie, erano appendice al progetto, una situazione quella attuale che crea isolamento nell’isolamento, che rende la periferia il cuore pulsante del malaffare, aggiungendo come elemento condizionante un sistema di trasporti inesistente dalla periferia verso il centro della città, ma anche nella comunicazione del quartiere stesso.

Vogliamo essere un ponte, non un ostacolo, per questo abbiamo tentato di dire alle sardine che sono arrivate a “liberarci” che sono questi i temi sui quali bisogna aprire un dibattito convergente, che l’arrivo della Lega non può servire a loro per utilizzare Scampia come cassa di risonanza.
Contestualizzando meglio l’approdo, il fenomeno mediatico portato avanti da questo movimento esprime la sua massima funzione soprattutto sotto elezioni, nel contrasto allo squalo, tentando di indirizzare finanche le scelte dei candidati da opporgli.
Spesso siamo stati distratti, soprattutto in passato per ragioni che non possiamo spiegare in un comunicato di venti righe.

Oggi noi invitiamo le sardine a fare le sardine e di permettere la cittadinanza che si riconosce nei valori dell’antirazzismo e dell’antileghismo di scegliere senza l’influenza dei colonizzatori, ma con il supporto di chi comprende le difficoltà del territorio e sviluppa ragionamento.
Scampia diversamente dalla narrazione contraffatta degli ultimi giorni, risulta più unita che mai, questi momenti di fibrillazione generale ne sono la testimonianza vivida.

Lavoreremo per comporre un fronte capace di narrare un territorio che può vantare il più grande e funzionale tessuto sociale.

Lavoreremo per mettere insieme più anticorpi che batteri.

Abbiamo la presunzione di pensare che possiamo essere la medicina, non la malattia.

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