Conosci l’arte giapponese del Suminagashi? Letteralmente, sumi significa “inchiostro nero” e nagashi “galleggiare sull’acqua in movimento”. Si tratta di un’antica forma giapponese di marmorizzazione su carta che è stata utilizzata fin dal XII secolo. Tuttavia, è solo alla fine del XIX secolo che l’Occidente ha scoperto questa tecnica.

Il suo principio è semplice. Opposta all’Ebru, la marmorizzazione turca della carta, la tecnica Suminagashi prevede la riproduzione sul pelo dell’acqua di tematiche naturaliste come fiori, cieli e colline che, ricreate con inchiostro di China e fiele di bue, vengono alla fine impresse su un foglio di carta porosa capace di assorbirne.

Diversi punti si oppongono a queste due tecniche. In primo luogo, uno viene dal Giappone e l’altro dalla Turchia. L’acqua utilizzata per questa tecnica è molto pura e senza additivi. Inoltre, per la marmorizzazione turca, gli artigiani usano pigmenti mentre per la tecnica giapponese usano l’inchiostro di china. Infine, la carta utilizzata è diversa. Per fare il Suminagashi, si usa la carta giapponese che è fatta a mano per essere più assorbente.

Come molte delle arti orientali, il Suminagashi è anche uno strumento utile alla meditazione, che crea silenzio e pace interiore. La ritualità dei gesti, l’attenzione posta al particolare, il libero fluire di pensieri ed emozioni sono vie che aiutano la pratica meditativa e, di conseguenza, l’esplorazione del proprio mondo interiore.

Come spiega la psicologa Anna Zanardi, “Il Suminagashi, offre un’ulteriore via di conoscenza. Leggere da un apparente, casuale disegno delle informazioni sulla nostra situazione interiore, per esempio il rapporto con i nostri genitori, ci mette in contatto profondo con i nostri sentimenti e le nostre rappresentazioni interne di cui spesso non siamo consapevoli. Questo ci aiuta a prendere contatto con i nostri sentimenti profondi, ci emoziona e ci rilassa”.  

L’interpretazione dei disegni Suminagashi fornisce un’indicazione sugli stati d’animo del creatore del disegno stesso. L’assunto teorico, che sta alla base dei criteri di interpretazione, si basa sul fatto che ogni essere umano è avvolto da un campo di frequenze misurabili attraverso sofisticati strumenti creati dalla fisica quantistica che rappresentano la qualità della sua vita biologica ed emotiva.

Il primo a “scoprire” questa dimensione fu il pioniere della biologia molecolare, Rupert Sheldrake, che la chiamò “campo morfogenetico dell’apprendimento”. In sintesi, ogni volta che esprimiamo un pensiero, manifestiamo un comportamento conseguente, un’emozione, diamo una forma caratteristica alle nostre frequenze che, a loro volta, hanno un impatto sulle frequenze degli altri, interagendo e influenzandosi reciprocamente. Questo impatto avviene anche con la materia, che in questo caso è costituita da acqua e inchiostro. Le nostre emozioni sono impregnate sul foglio di carta che assorbe il modello di distribuzione dell’inchiostro nell’acqua.

Foto dalla rete

Giusy Valerio

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