Quaderni, matite e pennarelli servono per fare i compiti e i disegni che i bambini comunque stanno facendo anche a casa, e se le cartolerie sono chiuse dove li compriamo?

 

Secondo la Costituzione, il diritto allo studio è uno dei diritti fondamentali ed inalienabili della persona, nonché principio sancito nel diritto internazionale dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dell’ONU.

Il diritto allo studio in Italia è un diritto soggettivo che trova il suo fondamento nei comma 3 e 4 dell’art. 34 della Costituzione della Repubblica Italiana nei quali si afferma il diritto dei capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi economici, di raggiungere i gradi più alti degli studi nonché il dovere della Repubblica a rendere effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze da attribuire mediante concorso.

La Costituzione sembra essere stata, però, totalmente dimenticata dall’inizio dell’emergenza Covid-19, quando il Governo ha sancito la legge che bisogna uscire solo per comprovate necessità, cioè la spesa, il lavoro e per motivi di salute.

Nella spesa rientrerebbe anche la merce di cancelleria per gli studenti, di scuole di ogni ordine e grado, che stanno continuando a svolgere regolarmente le lezioni attraverso le piattaforme digitali ma, a quanto pare, i grandi supermercati hanno transennato i reparti di cancelleria perché non si tratterebbe di un bene di prima necessità.

Interi scaffali sono stati sbarrati, corsie chiuse con il nastro adesivo e cartelli con su scritto “Non è possibile acquistare prodotti di questo reparto”: giocattoli, pennarelli, pastelli, quaderni, matite sembrano non essere più in vendita, a differenza dei prodotti per stampanti e PC. Sembrano non essere materiali di prima necessità anche la biancheria intima e gli accessori da giardinaggio.

Tenendo aperti i reparti di cancelleria, biancheria intima e giardinaggio, ci sarebbe una maggiore permanenza all’interno dell’esercizio commerciale e, soprattutto, la cosiddetta concorrenza sleale nei confronti dei rivenditori specifici come cartolerie, vivai o negozi di biancheria, che sono stati costretti alla chiusura dal decreto governativo al contrario dei supermercati.

Non tutti, però, sembrano essere d’accordo con questa limitazione, soprattutto per quanto riguarda la cancelleria poiché a casa ci sono studenti di tutte le età che hanno bisogno di svolgere i loro compiti e sarebbe assurdo giustificare il mancato svolgimento dei compiti con un “Ho finito il quaderno e non posso comprarne uno nuovo perché la vendita è proibita”.

Quaderni, matite e pennarelli servono per fare i compiti e i disegni che i bambini comunque stanno facendo anche a casa, e se le cartolerie sono chiuse dove li compriamo?“, è il senso delle proteste. E così, chi ha necessità, è costretto a comprare online, su Amazon o altre piattaforme, con il rischio che si inneschi un meccanismo speculativo sui prezzi di questi oggetti come già avviene ad esempio per l’Amuchina o le mascherine, oltre al fatto che si grava sul sistema della logistica e dei corrieri ora in difficoltà.

Servono, quindi, dei chiarimenti a livello istituzionale: se nessuno vende più quaderni, penne e matite, come possono i ragazzi procedere con i compiti e con la didattica a distanza?

Laura Barbato""

Commenti

commenti