I tecnici inviati dalla Prefettura di Napoli hanno indagato sugli alloggi di edilizia popolare post-terremoto: alcuni stralci della relazione rivelano l’inerzia della macchina comunale e delle istituzioni

E’ un giudizio severissimo quello riservato dalla Commissione d’accesso per una buona fetta di attori politico-istituzionali del Comune di Melito. A destare l’attenzione del team nominato nel maggio del 2023 è l’inerzia dell’intera macchina comunale (o quasi) dinanzi a temi che hanno contribuito negli anni ad accrescere l’illegalità e una cronica situazione di dissesto. Oltre a cimitero, verde pubblico, mercato ortofrutticolo e rapporti di politici (e non solo) con la criminalità organizzata, l’Organo ispettivo ha concentrato la sua attenzione anche sulla gestione degli alloggi comunali dei cosiddetti “rioni 219”. Luoghi, si legge tra le righe della relazione finale siglata dal Prefetto Claudio Palomba ed inviata al ministro Matteo Piantedosi, trascurati e lasciati nelle mani della criminalità.

“Il clan [operante nel territorio di Melito] ha un ruolo centrale nell’area Nord di Napoli nel settore del traffico di stupefacenti che gestisce, attraverso gli stessi referenti, in particolare nella piazza attiva del Rione 219 – si legge nella relazione, che aggiunge – Melito, infatti, è diventata una delle piazze di spaccio più importanti del meridione, contendendo tale primato al più noto quartiere di Scampia, al rione Salicelle di Afragola ed allo stesso Parco Verde di Caivano. Pertanto l’interesse dei malavitosi è quello di gestire in proprio questo territorio sottraendolo ad ogni forma di legalità, in questo aiutati dalla assoluta mancanza di qualsivoglia controllo da parte dei Vigili Urbani..”. Questa l’analisi ‘macro’ realizzata dall’organo ispettivo.

Secondo quanto emerge dalla relazione redatta e firmata dall’ex Prefetto di Napoli, Claudio Palomba, sulle risultanze delle indagini della commissione d’accesso, anche i pochi, timidi, tentativi di notifiche sarebbero stati ostacolati da atteggiamenti “ostruzionistici” come la presenza di “cani enormi” – si legge nelle 67 pagine di relazione – adoperati a scopo intimidatorio.

Dalla lettura delle ordinanze di custodia cautelare, dagli accertamenti svolti e dalle distinte audizioni che la Commissione d’accesso ha ritenuto di svolgere con dipendenti comunali, “emerge in maniera inequivocabile l’intervento del clan per condizionare l’esito delle elezioni “pilotando” in larga misura il voto degli elettori dell’area comunale denominata Ex l. 219″ si legge ancora nel documento.

Nel corso dell’indagine – inoltre – è stata accertata “la ultradecennale mancata ricognizione degli occupanti degli alloggi ex l. 219/81 e l’altrettanto ultradecennale assenza di introiti per canoni e/o indennità di occupazione. Ciò – continua il documento – è sintomo di una gestione che, di fatto, esclude l’Ente comunale dalla verifica e dal rispetto di requisiti previsti per l’assegnazione degli immobili, compromettendone l’imparzialità amministrativa, ovvero lasciando le scelte alla criminalità organizzata operante in loco. L’organo ispettivo – si legge ancora nella relazione – ha altresì rilevato che nel Rione 219 è stata riscontrata la presenza di numerosissimi abusi non sanzionati dall’Ente” fra questi spiccherebbe quello di un non meglio precisato ‘eletto’.

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