La commissione di indagine “ha rilevato molteplici profili di criticità”, nel mirino il mancato completamento del cimitero ‘nuovo’, l’assenza di manutenzione e l’omesso versamento di aggi e canoni concessori 

La commissione d’accesso insediatasi a Melito nel maggio del 2023, tra gli atti visionati, ha posto particolare attenzione al rapporto dell’Ente (e i suoi rappresentanti) con il gestore del servizio cimiteriale. Secondo quanto si apprende dalla relazione redatta dal Ministro dell’Intero, Matteo Piantedosi, indirizzata al Presidente della Repubblica Mattarella, “l’attività ispettiva ha potuto verificare le immediate ricadute amministrative delle riferite interferenze criminali su alcuni servizi comunali quali la gestione del cimitero comunale, o l’esecuzione di alcune opere come diretta conseguenza di promessa elettorali fatte al locale gruppo camorristico e puntualmente adempiute subito dopo il voto…”

“Con specifico riferimento alla gestione operata dalla concessionaria del servizio cimiteriale – si apprende – la commissione di indagine “ha rilevato molteplici profili di criticità”, registrando gravi inadempimenti come il mancato completamento dei lavori di ammodernamento del nuovo cimitero e della manutenzione straordinaria di quello vecchio in stato di degrado”.

La relazione prefettizia si sofferma, poi, sulle vicende amministrative riguardanti ’l’atto concessorio del cimitero comunale, affidato in project financing che, si legge, “si ritiene essere stato fortemente condizionato dalla criminalità organizzata. L’attività ispettiva ha, infatti, riscontrato numerosi inadempimenti da parte della società concessionaria posti in essere sia nel corso della precedente che dell’attuale consiliatura, verso i quali i competenti uffici del comune di Melito di Napoli – affidati peraltro a responsabili di settore e dipendenti destinatari dell’ordinanza cautelare del 2021 e riconducibili alla locale organizzazione criminale – non hanno posto in essere azioni di contrasto o di autotutela mirati a ripristinare la legittimità dei rapporti contrattuali e a tutelare gli interessi pubblici”.

Diverse le circostanze che i tecnici inviati dalla Prefettura di Napoli hanno raccolto sulla gestione del cimitero comunale, dal suo ampliamento, passando per la gestione e finendo alla mancata corresponsione di aggi e canoni di concessione.
Risultano mancanti – si legge – i pagamenti dei canoni e degli aggi concessori e un’irregolare esecuzione contrattuale, tutta finalizzata alla massimizzazione del profitto privato, a scapito del comune di Melito di Napoli. Tali inadempimenti e irregolarità sono stati tollerati, se non favoriti, dalle amministrazioni comunali succedutesi nel tempo, compresa l’ultima uscente, come si può evincere anche dall’esame delle vicende che hanno riguardato un protocollo di intesa sottoscritto dal comune e dal concessionario avente la finalità di risolvere le controversie sulla gestione del cimitero comunale; atto pattizio giudicato sostanzialmente illegittimo dall’ANAC che, con deliberazione assunta nel febbraio 2021,‘ invitava il comune di Melito di Napoli ad adottare provvedimenti volti a ricondurre nell’alveo della legalità la concessione in essere e a comunicare all’autorità medesima le relative determinazioni assunte al riguardo”.

Il lungo capitolo della relazione sul cimitero comunale pone inoltre in evidenza che “la deliberazione dell’ANAC ha avuto esecuzione da parte dell’amministrazione comunale solo nel marzo 2022, e dopo tale doveroso adempimento non è seguita alcuna ulteriore iniziativa volta a dare corretta esecuzione contrattuale alla concessione in atto e a recuperare i canoni evasi. A tale stato di cose, che si è protratto per più di un decennio, ha contribuito anche la cattiva gestione del personale comunale preposto al servizio, parte del quale, come si è detto, è risultato contiguo ad ambienti criminali. Si fa riferimento in particolare ad un ex dipendente responsabile del servizio cimiteriale accusato di aver attivamente partecipato ad attività estorsive del locale clan camorristico, così anche per un altro dipendente comunale operante nello stesso servizio, indagato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa proprio in relazione ad affari concernenti la gestione delle onoranze funebri”.

Al riguardo, si legge ancora nella lunga disamina indirizzata al Capo dello Stato, emerge che “dall’analisi della riferita ordinanza cautelare emerge, inoltre – a conferma dell’illegittima inferenza operata dalla criminalità organizzata – che un componente dell’assetto gestionale della concessionaria, legato effettivamente al predetto imprenditore e che ha rivestito, in passato, anche pubblici incarichi, ha stretti rapporti familiari con un candidato consigliere comunale presentatosi nell’ultima tornata amministrativa di Melito di Napoli con una lista elettorale vicina ad un noto esponente del clan camorristico locale i cui voti sarebbero poi stati dirottati, in fase di ballottaggio, in favore del sindaco eletto”.

Sulla gestione del cimitero comunale, l’organo ispettivo ha concluso sottolineando che “la mala gestio del servizio è stata oggettivamente favorita “dal contesto di degrado politico e organizzativo in cui il comune versa da anni” e dalle interferenze e dai condizionamenti della criminalità organizzata, i cui combinati effetti hanno compromesso il regolare svolgimento di una delle funzioni fondamentali di un ente locale e contribuito in maniera significativa al determinarsi dei presupposti sulla base dei quali il comune di Melito di Napoli ha poi dichiarato il dissesto”. 

Nelle scorse settimane, il Commissario Straordinario (all’epoca semplice ‘gestore’ dell’ordinaria amministrazione per conto della Prefettura) ha avviato un accertamento sul cimitero, citando in giudizio Ipogeo per un danno da almeno mezzo milione di euro. 

Commenti

commenti