A 65 giorni dal voto, i cittadini vivono un clima di insicurezza mentre il dibattito resta ancora troppo silenzioso


A Melito oggi c’è una parola che ritorna con insistenza, nei commenti, nelle discussioni, nelle preoccupazioni quotidiane dei cittadini: sicurezza. È il termine più pronunciato, più scritto, più sentito. Ogni fase politica ha avuto la sua parola simbolo: nel 2021 era “normalità”. Oggi è, senza dubbio, sicurezza. Eppure, a 65 giorni dalle elezioni, questo tema centrale sembra ancora ai margini del dibattito politico. I due candidati, Dominique Pellecchia e Giovanni Barretta, non hanno ancora affrontato in maniera chiara e pubblica una questione che invece occupa stabilmente i pensieri dei melitesi.

La percezione diffusa è quella di una città dove la sicurezza manca. Non solo nei dati, ma soprattutto nella vita quotidiana. Poche forze dell’ordine rispetto alle esigenze del territorio, controlli insufficienti, gruppi di giovanissimi che, spesso senza regole, finiscono per generare tensione e paura tra cittadini e commercianti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: al calare del sole, Melito cambia volto. Si svuota. Le famiglie rientrano, le attività abbassano le serrande prima del tempo, e si afferma una sorta di coprifuoco non dichiarato, dettato non da ordinanze ma dalla percezione di insicurezza. Ma la percezione di insicurezza è palpabile anche alla luce del sole. Non è una condizione accettabile. Non può diventare normalità.

La sicurezza non è solo repressione, ma presenza, prevenzione, organizzazione del territorio. Significa garantire più controlli, rafforzare la presenza delle forze dell’ordine, ma anche ripensare gli spazi urbani, l’illuminazione, la vivibilità complessiva della città. Significa restituire fiducia. Per questo, il tema della carenza di forze dell’ordine e della necessità di controlli costanti ed efficaci dovrà essere centrale nella prossima campagna elettorale. Non come slogan, ma come impegno concreto. Chi si candida ad amministrare Melito non può evitare questo confronto. Non può limitarsi ad accennare il problema o rinviarlo. Deve dire chiaramente cosa intende fare, con quali strumenti, con quali interlocuzioni istituzionali. Perché senza sicurezza, reale e percepita, non esiste comunità. Non esiste sviluppo. Non esiste futuro.

 

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