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SETTORE AUTO & MOTO, FRA ACI, P.R.A., MOTORIZZAZIONE CIVILE E REGIONI ANCORA UN PASTICCIO

Come complicare la vita ai cittadini attraverso tasse inutili e sprecare soldi.

Dall’inizio della XVII legislatura della Repubblica ed in particolare nel programma del Governo presieduto da Matteo Renzi, come ricordiamo in alcuni dei precedenti esecutivi, era stato dichiaratamente previsto come prioritario il riordino amministrativo, la profonda modernizzazione mediante integrale introduzione della tecnologia digitale telematica (libretto e certificato di possesso di auto e motoveicoli elettronici).

 In sostanza, una semplificazione innovativa comportante una più che consistente ricaduta positiva, sul piano dei costi e delle tassazioni, per i cittadini italiani possessori di veicoli da registrare presso gli uffici della Pubblica amministrazione.

Il risultato unificante, ampiamente positivo e condiviso nell’aspettativa era atteso da molti anni e doveva derivare dalla totale revisione, ovvero unificazione del PRA, il pubblico Registro automobilistico italiano, facendolo confluire nelle strutture nazionali della Motorizzazione civile: un Dipartimento del Ministero dei trasporti e della mobilità.

In effetti, da molti anni, si lamentavano da più parti le disfunzioni, la sostanziale duplicazione di un sistema che, ancora attualmente, prevede la registrazione dei medesimi dati tecnico proprietari di ciascun auto e moto veicolo targato fra i due enti. Uno ministeriale, l’altro pubblico, non economico ed i conseguenti quanto inevitabili sprechi, peraltro di molti milioni di euro, a carico dei cittadini.

Ma, ancora una volta, neppure nella presente legislatura e con tre governi in carica, il risultato non è stato raggiunto a causa di inefficienza, indecisione dell’esecutivo e resistenze al cambiamento.

Altro argomento ampiamente deficitario in materia di veicoli mossi con qualsiasi sistema di alimentazione è quello delle tanto deficitarie competenze regionali in materia.

In sintesi l’auto è vista dagli enti regionali solo come un fruttuoso e variabile, in più, campo impositivo per esigenze di bilancio a fronte del quale gli inefficienti enti regionali non offrono alcun doveroso servizio al cittadino utente (ad es. le strade). Questi spesso solo economicamente vessati.

Ad esempio, per la differente tassazione annuale o meno, come per le esenzioni pluriennali dall’imposta, delle tanto incentivabili “auto elettriche”.

Infatti, in materia di regolamentazione della “tassa di possesso” la confusione “a macchia di leopardo” regna sovrana fra le varie Regioni italiane che, alla fine dei conti, si distinguono più per non incentivare l’uso dei veicoli alternativi ed ecologici rispetto al contrario: alla salute dell’ecologia.

In effetti: c’è chi esenta i veicoli totalmente elettrici per un solo anno e chi invece per due o tre, senza dire che il proprietario interessato, spesso, ignori poi fiscalmente cosa accadrà. Incertezza di disciplina sussistente pure sulla tassazione dei veicoli “ibridi”.

Vogliamo ancora parlare, come già fatto altre volte, dell’I.p.t.: l’onerosa imposta provinciale di trascrizione posta a carico iniziale dei medesimi veicoli ed Il cui rilevante  gettito annuale, dopo le Province, a chi và?

In conclusione, purtroppo, per i cittadini italiani già fiscalmente “spremuti” dallo Stato, la residenza in una Regione “più illuminata” comporta dei notevoli risparmi economici annuali nella gestione di un auto – moto veicolo, rispetto ad una retrograda.

 Tanto, a livello centrale, nessuno interviene!

Giorgio M. Palumbo

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