Sembra una scena da film e, invece, corrisponde alla realtà

Si tratta di uno scenario molto inquietante in quanto se alcuni micro-cellulari fossero riusciti a passare, sarebbero arrivati in mano ai detenuti reclusi in stato di massima sicurezza nel carcere di Secondigliano, permettendo loro di continuare a gestire traffici e impartire ordini anche da dietro le sbarre.

Purtroppo, però, il tentativo è stato vano perché il tutto è stato scoperto dagli agenti della Polizia Penitenziaria: i telefonini erano nascosti negli slip di due 40enni, che si erano presentate al colloquio con la scusa di incontrare un parente detenuto.

Le due donne sono state fermate prima dei colloqui, ma, durante la perquisizione di rito è avvenuto il ritrovamento nelle mutandine.

“Questi cellulari – ha affermato Vincenzo Palmieri, segretario regionale del sindacato Osapp – consentono ai detenuti di avere contatti con l’esterno non solo per chiamare, familiari, parenti e congiunti ma anche per gestire reati e dare ordini ed esecuzioni fuori dal carcere. Proprio questo si sta pensando di schermare tutti gli istituti penitenziari per disabilitare gli strumenti tecnologici introdotti illegalmente, visto che, di recente, questi ritrovamenti sono stati frequenti”, ha concluso Palmieri.

Marianna Di Donna

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