Con lo sciopero di oggi la CUB Scuola Università Ricerca chiede la riapertura in sicurezza con classi meno numerose più aule e più personale, in edifici risanati e messi a norma. Rivendichiamo la stabilizzazione dei precari su tutti i posti disponibili e consistenti aumenti salariali dopo 12 anni di blocco stipendiale. Siamo al fianco degli studenti nella richiesta di una didattica migliore e in presenza. Vogliamo tutele vere per studenti e lavoratori “fragili”: persone che non possiamo far ammalare e alle quali dobbiamo garantire il diritto alla lavoro e allo studio.

 

25 settembre 2020

Oggi, nel secondo giorno dell’iniziativa di mobilitazione nazionale “Curiamo la scuola” lavoratori e studenti hanno riempito le piazze di molte città. Nel momento in cui scriviamo sono da poco terminate le manifestazioni indette a Roma, Genova, Milano, Torino, Padova, Vicenza, Bologna, Livorno, Firenze, Napoli e Catania; in altre città la protesta si svolgerà nel pomeriggio.

Restiamo in attesa dei dati ufficiali ma, la vivacità delle piazze e le notizie che riceviamo dai colleghi ci fanno pensare che, nonostante il silenzio dei grandi media, lo sciopero nazionale di oggi  registrerà una partecipazione al di sopra delle attese.

In tutti i cortei e presidi odierni abbiamo ricordato alla cittadinanza quali siano i principali punti di criticità che si trovano all’origine della nostra protesta e denunciato le dimenticanze, omissioni, bugie e storture celate dietro gli annunci puramente propagandistici del Governo e della ministra Azzolina. Siamo stanchi di retorica e promesse vuote e rivendichiamo un immediato cambio di rotta. Servono subito forti investimenti in edilizia, la stabilizzazione immediata dei precari, tutele per studenti e lavoratori “fragili”, consistenti aumenti salariali per il personale il cui stipendio è fermo da 12 anni.

Da anni la nostra scuola è ammalata per colpa di chi l’ha gestita –non importa che il ministro di turno si definisse di destra o di sinistra o, come l’attuale, né di destra né di sinistra- ma in questi due giorni abbiamo dimostrato che è possibile curarla e che abbiamo proposte concrete per farlo. Sappiamo anche che il nostro sistema d’istruzione non è al centro dell’interesse di chi si alterna al governo del Paese perciò continueremo la nostra battaglia per una scuola pubblica, sicura, di qualità e  che abbia il massimo rispetto per tutti i suoi studenti e per il personale che ne garantisce il funzionamento.

La mobilitazione non si ferma!

Prossimo appuntamento il 23 ottobre,

sciopero generale nazionale indetto dalla CUB

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