Alcuni anni fa, non molti ma forse secoli a seconda della relatività che diamo al Tempo, la mia città (e forse pure la vostra) era sinonimo di serenità: Cinema, Teatro, JukeBox, radio che trasmettevano le hit del momento e che tutti cantavamo e che ancora ricordiamo; e la gente, in linea di massima, era spensierata, non dico felice ma quasi.

Poi lentamente ma percettibilmente tutto si è stravisato.

È iniziato l’esodo di quanti stazionavano nei dintorni i quali, forse, per mancati pagamenti, hanno invaso il mio paese. Grattacieli e condomini sono stati infoltiti da migliaia di extra paesani. Riconoscibili, così come qualunque italiano all’estero, dal loro modo di camminare, da un intercalare strambo, da un abbigliamento particolare e sciatto.

Mi sono sentito derubato della mia identità. E così ho cominciato ad odiarli.

Sia ben chiaro che una minima percentuale erano e restano gente educata e perbene; ma, ahinoi, la maggior parte, fin da subito, si è sentita come un popolo che va a civilizzarne un altro che, per discendenza e vocazione, era dedito all’agricoltura e alle semplici modalità del vivere quotidiano.

Se chiedete loro la provenienza, rispondono in coro: sono di Napoli. 

Quasi come a ribadire una superiorità che dona prestigio. E quasi tutti rimpiangono il forzato nuovo domicilio. La domanda sorge spontanea: ma allora perché sei venuto/a a rintanarti nel paesotto e non te sei rimasto/a dov’eri?

Affari loro, chiaramente. Ma anche affari nostri, se permettete

Un poco alla volta è andata a finire che inesorabilmente si sono impossessati del mio paese. 

Raramente incontri qualcuno/a che riconosci (a meno che non sia avanti con gli anni) e quando si tratta di andare a votare mi chiedono pure i documenti. Ma per evitare il riconoscimento ho abolito il problema.

Confesso che mi sento uno straniero a casa mia. Ma tant’è. La globalizzazione richiede tutto questo. Sempre scansando la buona pace di alcuni. 

Le ragazze? Sguaiate e volgari!

I giovanotti? Tracotanti, scostumati ed aggressivi.

Maschietti e femminucce si dedicano all’arte di Bacco, che nemmeno Doppio Rhum.

Domanda. Sei sicuro che siano tutti invasori e non ci siano pure i tuoi concittadini?

La mano sul fuoco non la metterei, anche perché poi non potrei continuare a scrivere, ma il modus operandi non rispecchia la (poca) educazione che ancora distingue il paesano dallo straniero. Punto.

Non sopporto più i Vigili Urbani i quali, invece di sbrigare il traffico tracimante, pensano solo ad elevare multe. La cassa prima di tutto. 

Non sopporto più i cassieri o cassiere dei Super/Iper mercati che appena ti appropinqui al piccolo tapis roulant (un dimagrante per le tasche) la prima domanda che ti pongono è: servono buste? 

Ed eccolo il razzista.

Non sopporto più gli zingari, rom e gli extracomunitari che chiedono l’obolo fuori da qualsiasi esercizio, mentre parlano al telefono con cellulari di ultima generazione. 

E non faccio distinzione di colore in quanto non sopporto più neanche le rumene, le slave, le ucraine ed etnie varie le quali, con la scusa che (a volte) sono di bella presenza, vengono tollerate rispetto a chi è scuro di pelle. Ovvio che il buio fa paura, ma comunque stanno invadendo una fetta di mercato e, con i nostri soldi, diventano nababbi nelle città d’origine.

Prima obiezione. Fanno lavori che gli italiani non vogliono fare. Questo è da vedere.

Seconda obiezione. Ma come, parli proprio tu? Gli italiani sono stati gli emigranti più numerosi del mondo. Adesso non sviscerate queste dietrologie poiché non reggono col tempo che è passato.

E, per non essere razzista in percentuale, non sopporto neppure i calciatori stranieri che prendono soldi a palate e poi li spendono ed investono in altre nazioni: le loro. Vietare le esportazioni di denaro a prescindere. Per tutti. 

Non sopporto più quelli che continuano a prendere il Reddito Di Cittadinanza e continuano a non pagare spazzatura, acqua e altro. Se adesso hai un reddito devi sanare le pendenze in corso; magari un poco per volta ma devi sanare il debito; così come fanno la maggior parte delle persone che, da gente perbene e ligia al dovere, stanno passando per fessi, e continuano a costatare aumenti ormai insostenibili di qualsiasi natura. Chiaramente con i dovuti distinguo.

Non sopporto più coloro che parlano all’unisono di tematiche che nemmeno conoscono. In questo caso mi riferisco a politici e presunti tali che continuano imperterriti, nonostante l’evidenza, a ribadire gli stessi concetti, vidimati dal partito.

Non sopporto più la Televisione che, con sistematica pervicacia, continua ad ospitare gente che oltre a dire stronzate non sa fare altro. Imperversano opinionisti e tuttologi che sanno niente e perciò possono trattare qualsivoglia argomento con immaginifica nonchalance. Basta che siano filo governativi. Con l’eccezione.

Non se ne scendono, nemmeno con vagonate di Alka Seltzer, gli scienziati che straripano su tutte le reti (nazionali e non) che sentenziano, pontificano e condannano a priori; e se qualche malaugurato ospite alza un dito per porre una legittima domanda, dopo pochi secondi glielo tagliano. Il collegamento, si intende.

Non sopporto più i Giornali schierati ed osservanti del regime politico i quali, a dispetto di quanto dovrebbero fare, insistono con le loro tesi, quantunque altri e più autorevoli esponenti sbugiardano le congiure messe in atto.

Non sopporto più l’idea (fallita sul nascere) di una Europa che vuole assoggettare ogni Paese e guai a non allinearsi al suo Diktat. Anche se devo ammettere che ancora non ho capito che vuol significare Europa Unita, quando difatti si parla solo di assolvere al volere della Germania; manco se l’Italia fosse un fedele servitore; e poi, con la scusa che ce lo chiede l’Europa, dobbiamo sistematicamente calarci le braghe.

E non venitemi a parlare di sindacati e sindacalisti, per carità!

Non sopporto più i dipendenti comunali, e loro ramificazioni, i quali, con la scusa del virus (che comunque, attenzione, ancora circola nonostante il vaccino, a questo punto, semi-farlocco) rimandano tutti a prenotazioni, cui difficilmente daranno risposte, per l’utenza che è sul punto di scoppiare, sia di rabbia che in lacrime.

E perciò non sopporto più neanche qualsiasi Numero Verde.

Così come non sopporto più gli pseudo ecologisti che non stanno facendo altro che far aumentare a dismisura le bollette di corrente elettrica e gas. Ma allora non lo capisci che il mondo, se vuole salvarsi, deve diventare green? Mi sa che stiamo parlando di bufale, che non sono quelle mitiche di Varcaturo e dintorni che davvero davano il latte per una mozzarella invidiata dal mondo intero.

Non sopporto più i politici locali… mi correggo e mi astengo, giacché non so chi siano.

Non sopporto più quelli che invece di cantare si agitano e sbraitano e poi diventano pure milionari. Quindi con licenza di parlare. Ma il mio è un giudizio affrettato perché non li capisco, né quando cantano tanto meno quando parlano.

Non sopporto più la Legge italiana che spesso e volentieri non fa giustizia.

Non sopporto più la Chiesa Cattolica (leggasi: Vaticano) che, invece di chiedere a noi altri di pregare per i Paesi poveri, non mette mano al portafoglio, consistente in un patrimonio che se unissimo i patrimoni di tutti gli Stati nemmeno lo sfiorerebbe, e farebbe davvero come (San) Francesco.

Non sopporto più i Telegiornali. 

Domanda: allora perché li segui? Infatti non li seguo e appena ne arriva uno cambio canale; anzi, per meglio dire, cambio stanza. Mi sembrano l’elogio della tomba.

Non sopporto il Servizio Sanitario Nazionale, e gli ospedali i quali, a differenza di quanto (sper)giurato dallo sceriffo, per un taglio di capelli, barba, lozione e frizione, prospettano tempi eterni che, miracolosamente, diventano giorni se sei disposto a dare fondo ai risparmi di una vita.

Non sopporto più mia moglie che mi sta martellando affinché stenda il braccio per la quinta dose.

Non sopporto più i miei figli, di 39 e 37anni, che ogni sabato pomeriggio mi chiedono soldi per l’acquisto dei testi universitari.

Non sopporto più i miei nipoti che a pranzo e a cena invece di conversare chattano.

La lista, di quanti mi stanno sullo stomaco, sarebbe ancora lunghissima e quindi vi evito il disturbo.

Ma non sopporto proprio più, in special modo e da un paio di anni a questa parte, tutti coloro che mal sopportano gli altri.

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