Sarà per la demenza senile, che mi ha colpito appena nato, ma alcuni accadimenti faccio fatica a comprenderli.

Non capisco per esempio come fanno certi pseudo cantanti, con ritmi ossessivi, ossessionanti e tribali, con liriche incomprensibili, indecifrabili e paracule, a riscuotere successo, fama e denaro, mentre altri/e devono sputare sudore e lacrime per veder riconosciuto il proprio talento.

Chiaramente non faccio di tutto il fascio un erba ma il novantanove virgola novantanove per cento non li digerisco nemmeno con l’Alka Seltzer: la scatola intera, si intende.

Tutto ciò per me, in seguito alla suddetta patologia, credo, resterà un mistero.

Ma accantoniamo queste strane alchimie e congiunture astrali che neanche Nostradamus, e lasciamo che sia il tempo a decretarne il ricordo o l’oblio, ed occupiamoci di Bel Canto.

Incontriamo Sara Cortolezzis.

Lei per il momento vive a Mestre ma l’appuntamento è nel foyer del più grande teatro del Globo, il: FacciaLibro.

Sin da giovanissima intraprendi lo studio della tecnica vocale con il Basso Francesco Signor e sua moglie, il Soprano Rosetta Pizzo; quindi, subito con due grandi: quali sono state le loro valutazioni?

Quando sono arrivata da loro il mio sogno era quello di fare jazz. Entrambi i miei insegnanti hanno sempre creduto in me, riconoscendomi gusto e sensibilità nel porgere il discorso musicale, e non forzandomi in una scelta tra canto leggero e canto lirico, ma anzi accompagnandomi in un percorso “ibrido” che mi ha aperto gli orizzonti!

Poi, attratta dal Teatro, segui corsi di Arte Attorica, Improvvisazione Scenica, Dizione e Lettura Espressiva. Come scatta questa propensione?

Fin da bambina sono sempre stata attratta dal mondo della recitazione. Ricordo perfettamente ogni recita scolastica e l’euforia che queste mi causavano. D’altronde la finzione, la simulazione…non sono altro che i giochi più ancestrali dell’umanità.

Sono sempre stata una bambina timida ed educata, ma la possibilità di essere altro, al di fuori di quegli schemi, l’opportunità di stupire chi mi credeva solo in un modo era galvanizzante per me. È sempre rimasto così. Penso che alla base di tutto ci sia una grande passione per l’arte del raccontare e del sorprendere.

Dopodiché, e siamo nel 2012, decidi per uno studio privato e questa scelta ti conduce da Lucia Mazzaria, Soprano di caratura mondiale. Ricordi il primo incontro con lei e perché l’hai scelta?

Lucia mi è stata suggerita come possibile insegnante dal tenore Renzo Zulian. Quando l’ho contattata la prima volta ho subito avuto prova della sua empatia e del suo amore per l’insegnamento. Al primo incontro con lei dopo una lunga chiacchierata mi ha ascoltata cantare l’aria di Musetta di Bohème: finito il brano ha arricciato il labbro pensando, mi ha segnato punto per punto tutte le cose che non andavano e poi ha concluso dicendo che ci si sarebbe potuto lavorare su.

Mi è piaciuta la sua precisione e la sua schiettezza e quindi.da lì si è iniziato a lavorare effettivamente molto sodo!

Nel frattempo consegui, col massimo dei voti, il titolo di Dottoressa in Discipline Delle Arti, Della Musica e Dello Spettacolo all’Università degli Studi di Padova. In famiglia cosa dicevano di questa tua ecletticità? Condividevano le tue inclinazioni artistiche?

In famiglia mi hanno sempre sostenuta molto, siamo tutti un po’ sognatori in casa. Nessuno dei miei parenti è musicista, ma da bambina mi hanno fatto ascoltare molta musica di diversi generi, e quando da ragazzina ho iniziato ad avere un mio gusto personale mamma e papà hanno sempre cercato di ampliare la mia libreria musicale, prima jazz e poi lirica. Quando da grande ho dovuto scegliere il mio percorso dopo il liceo, hanno appoggiato in pieno la mia scelta di intraprendere un percorso storico-musicale. Sono stati bravi. Ho sempre dovuto lavorare per potermi permettere gli studi artistici che ho fatto, ma ne è valsa davvero la pena. Le vittorie hanno tutto un altro sapore quando non hai che da render conto a te stessa.

Passa un poco di tempo e i tasti bianco e nero ti avvicinano al M° Alessandro Pierfederici. Qual era il tuo obiettivo?

Il mio obiettivo era ed è quello di diventare una musicista a tutto tondo. Non essendomi affidata al conservatorio, cerco di colmare tutte le lacune con lo studio privato.

Lo studio per l’Arte Scenica ti portano da Ulisse Santicchi, Regista e Scenografo di notevole spessore. Credo che tu abbia scelto, per la tua formazione, tutti questi fuoriclasse per saggiare te stessa e scoprire davvero le qualità nascoste che solo grazie alle direttive dei grandi sarebbero poi venute fuori. È così?

Effettivamente è così. Ulisse non insegnava più quando l’ho conosciuto, ma dopo avermi sentita cantare ha accettato di lavorare con me per aiutarmi nella mia crescita artistica e interpretativa. Ho decisamente fatto un bel salto in avanti grazie ai suoi consigli, e anche il suono della voce ne ha beneficiato! Va sempre tutto di pari passo d’altronde.

Scopro, tra le note biografiche che hai una passione per il Jazz. Io sono ammaliato da Nina Simone. Quali sono, invece, le tue preferenze?

Io sono perdutamente innamorata di Ella Fitzgerald! La prima volta che ho sentito la sua voce in disco. credevo fosse quella di un angelo bellissimo! Sul mio podio personale c’è lei, assieme alla quale: Sarah Vaughan, Anita O’Day, Frank Sinatra, Glen Miller hanno illuminato gli anni della mia adolescenza!

Sara Cortolezzis& Alberto Berlese: Blue Monkeys Standard Jazz. Di che si tratta?

Come ho detto, mi sono avvicinata agli studi musicali grazie al jazz. Quindi ad un certo punto ho sentito l’esigenza di dare sfogo a questa passione. Ho messo l’annuncio on-line per trovare un pianista con la voglia di investire in un progetto musicale piano-voce di rivisitazione di standard jazz. Dopo qualche tentativo fallimentare, ho trovato Alberto, pianista dal gusto pazzesco e molto personale…ma soprattutto un grande amico!

Ma il Canto Lirico, però, ti ammalia in maniera particolare. Perché?

Ho cominciato a diciassette anni gli studi, spinta dalla grande passione per il jazz degli anni Trenta e Quaranta. Quindi, inizialmente, la lirica non era di mio interesse. Il percorso con i primi docenti è stato molto particolare. Spesso organizzavano splendidi concerti tematici con musiche tanto affascinanti quanto ormai dimenticate; come ad esempio le canzoni da Music Hall, Tabarin, del primo dopoguerra, brani della tradizione veneziana, colta e popolare. Ho accompagnato per qualche anno lo studio di questi repertori a quello di una tecnica che potessi applicare ad un canto non necessariamente lirico. Ma più il tempo passava, più i racconti confidenziali di questi due grandi artisti, gli aneddoti sul mondo del teatro operistico, le storie dei loro viaggi e i loro incontri epifanici con pilastri del mondo della lirica mi hanno suggestionata e coinvolta così tanto da farmi poco per volta dirottare il mio percorso musicale.

Nel 2009 iniziano le tue esperienze artistiche. Siamo in Piazza Matteotti in quel di Caorle e sei alle prese con alcuni brani di George Gershwin, di cui ricordiamo la celeberrima Rapsody In Blue. Quali sono stati i tuoi pensieri per questo primo impatto col pubblico, e cosa si rappresentava?

Era il mio primo spettacolo in assoluto. Un scorcio sullo scenario Belle Epoque di Music Hall e Tabarin. Io cantavo dei brani jazz, tra cui “Our Love In Here To Stay”. Ero emozionatissima e molto divertita dai costumi d’epoca che ciascuno indossava: onestamente l’evento mi ha fatto riflettere su quanto avrei voluto vivere in quell’affascinante periodo storico, piuttosto che in questo! Cosa che tutt’ora penso!

Tra il Duemilanove e il duemilatredici la tua attività si fa incessante e piena di consensi sia di pubblico che di settore; tra queste vorrei che ricordassi una delle più prestigiose qual è InCanto Veneziano. Il tuo ruolo?

Si trattava di uno spettacolo che ripercorreva le pietre miliari della canzone veneziana, dalle sue forme più classiche e colte a quelle più popolari. Io mi sono esibita in duetti, brani d’assieme è in brani solistici. Preparare quel repertorio mi ha dato un bagaglio culturale sulla musica della mia città di cui vado davvero fiera.

Ed ancora: L’arte Soave Della Lirica, in altre parole: MusicoTeatro. Dài, raccontami questi cinque anni più che effervescenti.

Quanto ci sarebbe da dire! Riassumo dicendo che i cinque anni con MusicoTeatro sono stati quel grembo da cui è nata la mia ragione di vita. Gli spettacoli fuori dal tempo, i momenti di unione con gli altri soci durante e dopo le prove collettive, l’aver conosciuto ballerini di ogni genere, attori, mimi, le qualità imprenditoriali e oratorie del maestro che riusciva sempre a trovare location spettacolari e a vendere gli spettacoli senza “svenderli”…  Tutto ciò mi ha aperto gli occhi sul mondo dello spettacolo, sulle sue dinamiche, e me ne sono completamente innamorata.

Arriviamo, così, al 2014. Per la prima volta, nel Concerto organizzato dall’ Advar di Treviso, sei a fianco di Lucia Mazzaria. Che si prova ad esibirsi con una fuoriclasse del genere?

Una forte emozione,  anche perché Lucia non è solo una grande cantante ma pure una grande donna, quindi da parte mia nei suoi confronti c’è anche una forte ammirazione umana oltre che artistica.

Sempre in quest’anno sei presenza assidua in altre manifestazione di rilevanza nazionale: quali?

Il 2014 è effettivamente stato un anno dove ho messo su molto repertorio. Ho cominciato una partecipazione frequente ad eventi tematici presso il Circolo dell’Esercito di Treviso e organizzati dall’associazione musico-culturale trevigiana Musicaemozioni. Mi sono esibita in arie liriche e cameristiche di Verdi, Bellini, Puccini, Tosti, Wagner, Fauré e Duparc in recitals come, per citarne alcuni:Arie Della Belle Époque, Shakespeare In Voice (alla riscoperta del legame tra Shakespeare e le sue eredità letterarie in campo musicale, con particolare attenzione per le creazioni verdiane), Liederemozioni.

Ti riporto un altro nome: Gabriele Monici…

Un grande insegnante, molto amato dai suoi alunni, scomparso troppo presto. Ho avuto l’onore di dedicargli l ’Ave Maria di Otello durante una delle mie partecipazioni al San Giacomo Festival a Bologna nel 2015.

Le Arie verdiane sono quelle più vicine alle tue corde, oppure non hai preferenze?

Inizialmente chi mi ha appassionata alla lirica fu Puccini. Verdi non mi piaceva troppo. Ma si sa Puccini arriva al cuore immediatamente. Poi mi sono impegnata nell’ascolto serio di differenti opere verdiane e poco per volta, ascolto dopo ascolto, le ho trovate rivelatorie! Aldilà dell’ascolto, vocalmente in questo momento mi sto approcciando a Verdi, Donizetti e Puccini… confesso però di sognare il concludersi della mia carriera artistica con un’apice verista!

Qual è il legame tra Sara, Mara Zampieri e Violetta Valéry?

R.: Al momento il legame tra questi elementi si limita alla vincita di un’audizione per il ruolo di Violetta in La Traviata, che andrà in scena a dicembre di quest’anno a Padova. Mara in commissione è rimasta colpita dalla mia interpretazione dell’aria Addio Del Passato e io, che in realtà non mi ero inizialmente presentata per quel ruolo, mi sono sorpresa tantissimo quando il giorno dopo mi ha contattata telefonicamente per dirmi che il ruolo era mio! Sarà sicuramente una grande esperienza lavorare con lei per preparare lo spettacolo.

Jurmala è una città balneare della Lettonia. Tu ci sei stata da poco…

Ebbene sì! Ho avuto la fortuna di essere l’unica soprano italiana in gara al Concorso Internazionale di canto Hans Gabor Belvedere. Ho superato le preselezioni qui in Italia (eravamo più di 1100 in tutto il mondo) e mi sono trovata partecipare ai round finali in Lettonia assieme a circa 150 cantanti da tutti i continenti. È stata un’esperienza super formante e ho conosciuto dei talenti notevoli.

Chiunque, nel campo artistico in ogni sua accezione, ha un suo punto di riferimento e, magari, in cuor suo si dice: vorrei diventare come lei. Tu, sempre rimanendo te stessa, hai un “idolo”?

Sicuramente la figura di Maria Callas è stata fondamentale nella mia crescita artistica personale. Inizialmente la sua voce con quelle interpretazioni magistrali hanno alimentato il mio sogno di diventare una grande interprete oltre che una cantante lirica. Non che sia possibile raggiungerla eh, lì tra le divinità dell’Olimpo! Però la sua persona mi ha sempre tanto ispirata. E poi, per quanto riguarda un discorso più tecnico-vocale che interpretativo, raggiungere quella morbidezza nel timbro che tanto mi affascina nella vocalità della maestra Lucia Mazzariaè un altro obiettivo che mi sono prefissata.

Dove vivi adesso?

Attualmente vivo con i miei genitori. Spero a breve, di riuscire a comperare qualcosa di mio e spostarmi.

Da quello che mi hai scritto “fuori onda” posso dire che se sei arrivata fin qui devi ringraziare la tua tenacia, la volontà che ti contraddistingue, l’impegno che hai profuso e che ancora dedichi allo studio e la dedizione al perfezionamento. Ma c’è qualcuno/a cui devi una particolare gratitudine?

Credo che un po’ tutti nel bene e nel male debbano essere ringraziati; perché se sono giunta fin qui è grazie sia a chi mi ha supportato, sia a chi ha cercato di mettermi i bastoni fra le ruote (più o meno intenzionalmente), perché imparare a tirare fuori i denti si rivela un’abilità fondamentale, soprattutto in questo mondo! Sicuramente un grazie infinito va ai miei insegnanti Lucia e Alessandro, che mi hanno formata vocalmente ripartendo praticamente da zero, facendo un lavorone. Alla mia famiglia, ovviamente, agli amici, ai titolari e ai colleghi di lavoro che hanno reso possibili tante mie esperienze artistiche con la loro comprensione . E al mio fidanzato (anche lui musicista), che mi sostiene e carica sempre, e che non smette di ripetermi quanto potenziale artistico io abbia.

Ringrazio Sara per essersi sottoposta, con infinita pazienza e squisita gentilezza questo “interrogatorio”.

Un doveroso grazie a Lucia Mazzaria -la quale, tempo fa, con garbo e delicatezza, virtù appannaggio solo delle grandi (così come Daniela Lojarro), non ha esitato un secondo a concedere un’intervista ad un (im)perfetto sconosciuto- che mi porta a conoscenza di questi giovani talenti, i quali, ben presto saranno inseguiti da interlocutori molto più titolati del sottoscritto.

[email protected]

Sara Cortolezzis

Commenti

commenti