Quando Eliseo Verde mi ha parlato di questo libro, Altrove E Ritorno, di Salvatore Casaburi le mie antenne paraboliche si sono direzionate verso il manoscritto. Nel sottotitolo si legge, difatti: Il Racconto Di Una Rinascita

E siccome sono studioso/appassionato di tali manifestazioni non ho esitato a leggerlo.

Premetto che:

Era il 1979 quando acquistai: Quello Che Videro Nell’Ora Della Morte; un libro che ogni cultore ha sicuramente in casa, scritto da Karlis Osis & Erlendur Haraldsson. Ovviamente i due riportavano (come si legge in copertina) le testimonianze di chi ha potuto descrivere l’esperienza in punto di morte, e di ciò che ci attende nell’altra vita. La vita eterna. Quella Vera, per capirci.

A questo proposito riporto uno stralcio di quanto riportato sulla quarta di copertina dai due studiosi: Il destino che ci attende nell’altra vita è probabilmente il campo più importante dell’esperienza umana… è un interrogativo che l’uomo si è sempre posto da quando ha cominciato a prendere coscienza di se stesso… è sorprendente constatare come le esperienze dei morenti spesso contraddicono i concetti biologici tutt’ora accettati; ossia che la personalità e l’essere dell’uomo cessano di esistere irrimediabilmente dopo che è venuta meno l’attività cardiaca.

Bene, Salvatore Casaburi è un testimone di ciò che affermano i due. 

La curiosità è tale che subito lo contatto. 

Ecco di seguito quanto ci ha detto del suo volume.

Salvatore, la tua vita scorre tranquilla; poi all’improvviso ti senti male. Capisci, o percepisci, che stai per morire, o almeno questa era la sensazione di quel momento; però il pensiero ultimo è stato quello di dover dare un dispiacere ai famigliari ed amici…

Da subito ho capito che stava succedendo qualcosa di grave. Da casa al pronto soccorso la mia situazione era molto peggiorata e me ne rendevo conto. Aprii la portiera accasciandomi e all’uomo che mi corse in contro sussurrai: giuro, sto morendo. Il mio dolore era aver lasciato le persone che amo, percependo forte tutto il dolore che stavo causando.

Ed ecco che appare una donna, di media altezza, la quale ripetutamente ti viene di fronte. In principio ti scagli, a parole, contro di lei, fino a quando, non dandoti altro tempo, ti “consegna” un carico di fiducia, di comprensione, di immenso amore che non è semplice spiegare: che succede quindi?

Alla quarta o forse quinta volta stroncò le mie parole con un sorriso, in realtà mezzo sorriso, donando così in me una sensazione di estrema serenità. Capii che la Vergine Madre era li per aiutarmi.

Dopo alcune ore in ospedale, per la prima volta “abbandoni” il tuo corpo. Stiamo parlando, a questo punto, di NDE (Near Death Experiences); riconosci Giuseppe Moscati, il medico santo…

Mentre i medici discutevano sul da farsi, un uomo mi trascinò in una corsa che cessò in sala operatoria. Solo giunti sotto l’ingresso della gelida sala si girò a guardarmi e riconobbi S. Giuseppe Moscati. Nel tragitto vidi mio nipote Vincenzo in un grande sconforto, mi fermai ad accarezzarlo ma lui non mi vedeva. Quando chiesi riscontro mi confermò che ero passato in quel corridoio, ma in una barella piena di fili. 

… Poi Padre Pio, santo anch’egli, che ti impartisce, perentoriamente, un ordine…

Mentre scrutavo impaurito la sala operatoria, la voce severa mi ordinava di rientrare nel mio corpo, quello che vedevo come un abito dismesso. Nel provarci vidi un uomo con la barba bianca dal volto serio, era Padre Pio.

Ovviamente credo che già li conoscessi: ma ti sei poi chiesto perché proprio loro?

Sì, li conoscevo ma non ho mai avuto un vero “rapporto” di fede con loro. Mi sono chiesto tante cose tra cui anche questo. Credo che il senso della loro presenza sia molto forte. I medici non avevano ancora una diagnosi certa, seguendo le macchine non vi erano più possibilità di risolutezza, chi più del medico santo poteva sopraggiungere a sciogliere il dubbio sul da farsi e guidare la grande umanità, nonchè professionalità, del dott. Antonio Carozza. Credo che in quel momento in cui provavo sentimenti contrastanti di paura, solo una presenza imponente e severa come quella di San Pio, poteva indurmi a reagire. 

Prima di quanto è successo a te, avevi mai sentito o letto di persone che avevano attraversato un lungo tunnel di luce, di aver rivisto (meglio: percepito) gente e familiari prima di far ritorno nel loro corpo?

Non ho mai approfondito l’argomento. Certo mi è capitato di sentire della luce ma null’altro. Mi piaceva pensare fosse vero, ma non ne avevo certezza. Oggi sì, ed è bellissimo.

Tutti coloro che lo hanno raccontato affermano di non avere alcuna paura della morte e, soprattutto, si ritengono fortunati di questa esperienza in quanto sono diventate persone migliori, in tutti i sensi. Anche per te valgono queste dichiarazioni?

Non so se sono una persona migliore, certamente amo ancora di più la vita. Come prima non ho paura di morire ma non vorrei morire da solo. Quella volta non sarei morto da solo.

Ma torniamo al libro. Vorrei soffermarmi su questo tuo passaggio: la forza risiede nel nostro pensiero; la vera forza nasce dal coraggio che abbiamo nell’affrontare le situazioni. Sia in questa vita terrena che nell’altra, allora, il principio resta lo stesso?

Sì, perché i nostri sentimenti restano uguali, l’unica cosa che si distacca da noi è il corpo. Siamo energia, siamo forza se riusciamo a guardare negli occhi il dolore e la paura.

Tra Papa Francesco, che ti guarda rassicurandoti, e tua cugina che ti accarezza il braccio… Stavi vivendo tra sogno e realtà?

Semplicemente la percezione di quanto accade intorno al nostro essere. Senza barriere, senza limiti. Vedere e sentire ogni cosa, oltre.

Proseguiamo nella lettura. Il peggio è passato. Il ritorno. Non chiesi cosa fosse successo… non ne sentivo il bisogno; essere stato altrove mi distraeva da quello che stavo vivendo in quel momento…

Ero consapevole di essere rientrato nella vita terrena, il mio pensiero era solo di proteggere integro il ricordo di quanto avevo vissuto altrove.

Non potevano sapere che avevo visto tutto quello che avevano fatto per me. E con quanto amore. Quindi: percepivi tutta l’umanità che avevano profuso affinché tornassi indietro?

Tutta, sentivo il dolore che avevano provato ma anche la forza con la quale pregarono. Quando mio fratello Antonio mi diceva “sei stato fortissimo”, dal mio letto con una flebile voce rispondevo “voi lo siete stati”.

Lo ribadisci, poi, rivolgendoti ad Antonio… voi siete stati forti… a me è arrivato tutto sotto forma di energia. Commentiamo.

Esattamente! Siamo energia, siamo anelli di congiunzione. Ognuno di noi può aiutare con la forza del proprio amore. Non sempre si riesce a rientrare nella propria vita, ma l’amore, la forza di chi si ama serve anche per proseguire il cammino…

Finalmente arriva il momento delle dimissioni dall’ospedale. Tutti tranquilli e sorridenti… ma il mio essere non era a suo agio nel mio involucro. Perché?

In realtà ero nel mio corpo, ma non mi sentivo completamente a mio agio. Difatti quella mia instabilità, quel pallore, erano il presagio che qualcosa ancora doveva accadere…

Da questo tuo narrare si percepisce la profonda fede che è insita in te –oggi ancora di più- e ti sostiene nei momenti di turbolenza in questo percorso terreno. Era così forte anche prima di una inimmaginabile esperienza del genere?

Ho sempre avuto un rapporto diretto lassù, non sono mai stato un vero praticante né un cultore. Sentivo che c’erano e mi bastava. Ora ne ho avuto certezza e ovviamente è una sensazione bellissima. Il mio sorriso più grande lo faccio quando guardo il cielo.

Hai voluto renderci partecipi del tuo excursus in un altrove che tutti dobbiamo sperimentare. Le “Esperienze Di Premorte” non sono così rare, ma non tutti preferiscono parlarne. Salvatore Casaburi perché lo hai fatto?

Perché penso possa aiutare tante persone, persone che soffrono o che semplicemente hanno bisogno di avere fiducia. Credo anche che se mi è stato dato tanto, compreso il ricordo di tutto, non potevo tenerlo per me. Mi sarei sentito ingiusto.

Quasi tutti coloro che hanno sperimentato una NDE, oltre all’immancabile tunnel di luce, faticano a trovare le giuste parole per raccontare della loro escursione fuori dal corpo; altri invece rammentano dettagliatamente luoghi, persone e di quanti gli parlavano. A questo proposito ricordo il racconto che ne fece una donna che rivelò al suo chirurgo il colore del camice, i ferri che aveva usato, il personale medico che gli stava intorno e tutto ciò che era stato detto e fatto mentre stava distesa sul tavolo operatorio, pur essendo cieca dalla nascita. In tanti, inoltre, riportano di aver rivisto, come una pellicola che scorre a ritroso, il “film” della loro vita; angosciati quando rivivevano una propria cattiva azione, gioiosi al ricordo di una buona. C’è qualcos’altro che pensi ti sia capitato ma che al momento ti sfugge?

Se qualcosa è sfuggito non ne ho mai avuto ricordo. Ho impiegato un anno per trascrivere, le parole non mancavano ma ho dovuto rivivere ogni passo, sensazione, emozione per poterlo fare. Alcune di esse hanno preso un’altra direzione che per il momento sono ben custodite.

Un’ultima curiosità. Hai avuto modo di condividere quanto vissuto con rappresentanti della Chiesa Cattolica? Credo di sì. In tal caso quali sono state le reazioni?

A giugno di quell’anno degli amici presentandomi un prete gli raccontarono velocemente l’accaduto, soffermandosi sull’incontro con La Madre. Lui smise di ascoltarli mi poggiò il pollice sulla fronte e disse: “se la Madonna ti ha sorriso vuole qualcosa da te”. In quel momento capii che dovevo scrivere quanto successo. 

Chiaramente le domande avrebbe potuto essere ancora tante altre; ma quanto riportato in questa intervista da Salvatore, che ringrazio per disponibilità e gentilezza, basta e avanza per dissolvere ogni dubbio su ciò che ci attende dopo il disfacimento del corpo fisico. Quando, infatti, diciamo che una persona è morta, stiamo solo parlando del suo passaggio da una vita terrena, molto spesso tribolata, ad un’altra forma di esistenza. 

Salvatore Casaburi ha riportato nel suo bel libro, che ci impregna con le sue ansie e delle sue paure così come dei suoi momenti di gioia che lui stesso vive ma che nel frangente non può esprimere a parole, la sua esperienza, e lo ha fatto nel migliore dei modi possibili. 

Un libro che è insegnamento e monito per tutti noi che, spesso, perdiamo di vista i valori essenziali, rincorrendo traguardi effimeri che ci allontanano dalla spiritualità che dovrebbe contrassegnare il nostro passaggio terreno. 

Suggerisco di fare vostro questo libro, edito dalla Intrecci Edizioni, in quanto c’è da leggere ancora molto, ma molto, altro. 

Fatevi un regalo: vi trasformerete in persone migliori!

filippodinardo@libero.it 

Commenti

commenti