Come avevamo immaginato e scritto nel nostro ultimo articolo, la prova referendaria è fallita perché non è stato raggiunto il “quorum” previsto dalla legge che, in caso di Referendum c.d. abrogativo, come era definito quello appena svolto, prevedeva, pena la sua inutilità, come è stato, la necessaria partecipazione al voto di almeno il 50% degli aventi diritto: quindi la metà + 1 dei circa 51 milioni di italiani, almeno maggiorenni, ammessi all’esercizio elettorale fra i quali oltre 4 milioni residenti e votanti all’estero. In conseguenza, il primo Referendum concretamente promosso, nella storia della nostra Repubblica, da nove delle Regioni italiane che erano contrarie alle concessioni governative, peraltro concesse in deroga al generale divieto, per la ricerca e lo sfruttamento di gas ed idrocarburi con estrazione dai fondali dei nostri mari costieri, è naufragato proprio sul dato essenziale, preliminare, quello della necessaria partecipazione maggioritaria del corpo elettorale al voto, in unica giornata.

Ora, cosa succederà? nell’immediato, come per il futuro, tutte le attività estrattive in corso potranno continuare fino alla prevista scadenza temporale delle concessioni di ricerca e sfruttamento. Quindi è come se non fosse successo nulla, ma, in casi del genere nessuno in realtà deve poter gioire per un fallimento di esercizio delle prerogative costituzionali da parte dei cittadini chiamati ad effettuare una scelta ed eventualmente a far decadere una legge vigente. Di certo, il quesito proposto agli elettori non era di immediata comprensione e gli effetti erano comunque limitati, inoltre il tempo per spiegare bene l’oggetto referendario è stato poco e tuttavia, anche in questa vicenda referendaria, è emersa fortemente la disaffezione del corpo elettorale italiano che, ormai come fenomeno generale, sempre di più diserta le urne, in ogni occasione politica, amministrativa ed oggi referendaria.

Benchè, proprio questo del diritto di voto rappresenti l’esercizio basilare, il principio fondante della nostra democrazia rappresentativa, a base parlamentare: poter scegliere, in autodeterminazione, i rappresentanti politici nazionali e locali od intervenire, come era in questo caso, su scelte importanti della nostra vicenda nazionale con riflessi anche economici ed ambientali. Possiamo concludere affermando che un altro campanello d’allarme sta squillando per la nostra classe politica, cui i cittadini non credono più.

Giorgio M. Palumbo

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