Ad agosto è stata indetta la chiusura del termovalorizzatore di Acerra per 35 giorni per manutenzione.

La riapertura è prevista per il giorno 12 ottobre ma questo stop, noto già da circa un anno, ha causato molti disagi nella periferia napoletana, che sono sfociati in una vera e propria emergenza rifiuti dovuta, principalmente, dagli sversamenti illeciti di scarti di fabbriche praticati dai cosiddetti “imprenditori ecocriminali”.

Nonostante le molte denunce, il problema dei rifiuti resta irrisolto e l’innalzamento della percentuale di raccolta differenziata sembra essere solo un lontano miraggio.

Alla riapertura del termovalorizzatore saranno depositati nella fossa di ingresso 2.400 tonnellate di rifiuti provenienti dal tritovagliatore di Caivano.

Il piano organizzato dalla Regione Campania sembra dunque aver funzionato solo in parte, a causa della mancanza di zone di stoccaggio provvisorie.

Durante i 35 giorni di chiusura sono state smaltite 82mila tonnellate di rifiuti: circa 40mila sono state portate fuori dalla Campania mentre le altre 42mila sono depositate in “discariche temporanee” dove resteranno per un periodo non superiore a 90 giorni.

I depositi temporanei sono distribuiti nelle diverse province, secondo il principio di prossimità. I siti individuati sono Casalduni, Caivano, San Tammaro, Polla, per un quantitativo complessivo pari al 70% del fabbisogno.

Per il restante 30% saranno utilizzate aree ubicate all’interno degli stir esistenti in Campania.

Laura Barbato

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