“Manifestazioni contro la camorra erano specchietto per le allodole”: per il ministro Mottola ‘consapevole’ degli accordi 

Sette pagine per raccontare il ‘sistema Melito’ retto da omissioni e accordi tra amministratori, criminalità organizzata e svariati attori della vita cittadina. Sette pagine in cui il Ministro Piantedosi, sulla base delle risultanze delle indagini della commissione d’accesso, ha riportato nero su bianco i legami e le ingerenze tra rappresentanti delle istituzioni e criminalità. Risultanze che hanno portato al decreto di Commissariamento straordinario da parte del Consiglio dei Ministri.

Una situazione di profonda corruzione tra i diversi apparati della vita cittadina che, negli anni, non solo avrebbe indirizzato il risultato delle consultazioni elettorali, ma avrebbe contribuito alla creazione del dissesto finanziario sofferto dal bilancio comunale. Un ‘sistema Melito’ che negli ultimi tre anni è stato messo alla luce dalle due maxi inchieste culminate con gli arresti del giugno 2021 (Racket 2.0) e dell’aprile del 2023.

La relazione del Ministro Piantedosi chiude il cerchio su anni di ‘mala politica’ e cattiva gestione degli interessi comunali.

Il sindaco

Ad emergere in modo negativo sarebbe la figura dell’ex sindaco Luciano Mottola che – secondo quanto riportato nel documento – sarebbe stato a conoscenza degli accordi per condurre la sua coalizione alla vittoria.  “I contenuti dell’ordinanza emessa dal giudice del riesame – si legge – evidenziano come il sindaco di Melito di Napoli abbia accettato la promessa di un esponente del locale clan camorristico di procurare per il ballottaggio “i voti degli appartenenti al clan, dei soggetti ad essi legati e dei residenti del rione popolare destinatari di pressioni e intimidazioni in cambio dell’erogazione a ciascuno di loro di somme di denaro non meglio accertate e di altre utilità” e quindi come proprio “in conseguenza di ciò era stato eletto sindaco del comune di Melito”.

“Lo stesso Tribunale – continua il documento – sottolinea come le manifestazioni contro la camorra o le denunce volutamente generiche sporte dal sindaco “si siano rivelate solo uno specchietto per le allodole finalizzate a screditare l’avversario politico e non certo una manifestazione di rettitudine. In particolare l’esame di fonti tecniche di prova rivela i contenuti di una conversazione nel corso della quale il futuro primo cittadino riferisce ad un esponente della locale cosca delle intese in corso nonché di una riunione alla quale dovrá partecipare per discutere del sostegno assicurato dal clan”.

La continuità politico-amministrativa

La relazione prefettizia sottolinea, inoltre, una “sostanziale continuità politico-amministrativa tra le due ultime amministrazioni elette, atteso che ben 11 consiglieri comunali, tra i quali è compreso anche il primo cittadino nonché un assessore, erano già in carica nella precedente consiliatura. A questo proposito il prefetto di Napoli pone in rilievo che tali elementi di continuità politico-amministrativa “assumono rilievo dirimente ai fini della riferibilità anche aIl’Amministrazione comunale eletta al termine delle consultazioni elettorali dell’ottobre 2021 (…) delle ingerenze criminali, responsabili, soprattutto dell’illegittima gestione della concessione afferente i lavori e i servizi del cimitero comunale nonché dell’omesso controllo e vigilanza sugli immobili di edilizia pubblica ex lege n.219/81”.

“Inoltre – si legge nel documento – l’attività ispettiva ha potuto verificare le immediate ricadute amministrative delle riferite interferenze criminali su alcuni servizi comunali quali la gestione del cimitero comunale, o l’esecuzione di alcune opere come diretta conseguenza di promessa elettorali fatte al locale gruppo camorristico e puntualmente adempiute subito dopo il voto, come nel caso segnalato dell’abbattimento di un muro e della realizzazione di un impianto sportivo in una specifica area cittadina”.

Seguiranno approfondimenti 

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