Attualità istituzionale: quando Stato e Regioni litigano

Fra tre giorni il corpo elettorale italiano sarà chiamato ad esprimersi sul Referendum popolare che potrebbe, se vincessero i si espressi rispetto al quesito referendario che come al solito è formulato al contrario: quindi, il voto positivo comporta l’abrogazione delle norme che attualmente consentono le attività di ricerca marina entro le 12 miglia nautiche dalla costa nazionale ai fini dell’estrazione dai giacimenti sottomarini delle riserve di gas ed idrocarburi. Mentre, votando invece per il no, si impedisce l’eliminazione delle normative che attualmente consentono le trivellazioni petrolifere in corso e quindi si garantisce la continuità dello status quo. In altre e più semplici parole: chi vota no consente la prosecuzione delle ricerche come delle estrazioni sottomarine; chi invece dice si all’abrogazione le vuole far immediatamente cessare. Infatti, il voto validamente espresso in un Referendum popolare dalla maggioranza qualificata dei partecipanti equivale ad una legge del Parlamento e ciò avviene in base alle norme che in materia sono dettate nella nostra Costituzione: si parla di un esercizio di voto al negativo, per l’abrogazione di una o più leggi vigenti. Nel caso di specie, si tratta di una serie di autorizzazioni e di concessioni date per la ricerca e l’estrazione, in deroga, consentite con decreti emanati dal Governo nell’anno 2006 e convertiti poi in legge dal Parlamento. Come sempre, le questioni politico istituzionali in Italia sono assai complicate, come le normative applicabili e le incomprensioni fra Stato centrale e governi locali, quelli delle Regioni, spesso danno luogo a fasi e rapporti molto conflittuali come è stato in questa vicenda ormai prossima alla sua conclusione. In particolare le attività referendarie potevano essere del tutto evitate se l’intesa, pur possibile, fra le Regioni interessate ed il governo fosse stata piena e non adombrata da sfiducia ed incomprensioni di fondo più che di merito. Inoltre, se alle votazioni non parteciperà almeno la metà +1 degli aventi diritto all’esercizio elettorale le operazioni referendarie saranno nullificate facendo restare la situazione inalterata. Infatti, si deve temere molto l’astensionismo dei votanti che magari più giustificatamente rispetto ai normali eventi elettorali diserterà la prova referendarie invalidandola. Per il futuro il problema dovrebbe invece essere risolto poiché la legge di stabilità vigente impedisce di cominciare ogni altra attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi dalle riserve marine.

Giorgio M. Palumbo

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