Il problema dei parlamentari è sulla qualità, non sulla quantità

 

In concomitanza con le elezioni regionali e comunali, in alcuni comuni italiani, si voterà anche per il referendum inerente al taglio dei parlamentari. 

Purtroppo, però, sembra che non tutti abbiano capito il senso delle due opzioni (sì oppure no).

Il quesito sarà:“Approvate il testo della Legge Costituzionale concernente modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?”.

Votando sì, si andrà a ridurre il numero dei Parlamentari, ma quali parlamentari e quanti parlamentari?

Trecentoquarantacinque parlamentari saranno letteralmente “buttati fuori”, per un risparmio di un euro annuo (in termini di acquisti: un caffè al bar all’anno).

Il sì farà diventare l’Italia il Paese con la più bassa rappresentatività in Parlamento (0.7 parlamentari per ogni 100.000 abitanti) e contribuirà a date potenza alle mani delle segreterie dei partiti nel candidare amici, parenti e “raccomandati”.

Votando no, al contrario, si potrà agevolare le candidature dei piccoli partiti, che probabilmente vorrebbero partire dal basso; dei partiti giovani, che vorrebbero creare qualcosa di utile per il Paese.

Votando no si potrà difendere ad ogni costo la possibilità di sostituire l’attuale Governo alle prossime elezioni.

Laura Barbato

 

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