C’è davvero una correlazione tra le radiazioni e la pandemia?

 

A Birmingham, Liverpool e Melling sono state incendiate tre antenne 5G perché si pensava che potessero incrementare la diffusione del Covid-19.

Secondo gli scienziati si tratta, però, di un vero e proprio complotto che ha spaventato ancor di più le persone.

Ma qual è davvero la verità in merito alle antenne 5G?

Secondo un giornale inglese, le radiazioni delle nuove antenne indeboliscono il sistema immunitario, accelerano la diffusione della malattia e, soprattutto, sono un mezzo di comunicazione per i virus.

Tutte queste affermazioni sono, però, false: sono i batteri, non i virus, a comunicare attraverso le radiazioni ma questa teoria non è neanche ancora stata confermata.

C’è anche da dire che le reti installate rispettano i limiti dettati dalle leggi e non possono essere né nocive né diffondere il virus poiché, pensateci, in Iran, uno dei Paesi più colpiti dal Covid-19, non esistono reti 5G.

Non ci si deve, dunque, preoccupare per l’installazione delle nuove antenne poiché su una sola cella sarà possibile collegare più dispositivi per poter ridurre il numero di antenne presenti sui territori.

Sembra quindi che la correlazione tra 5G e diffusione della pandemia sia una teoria del tutto fantasiosa nata attraverso i social che, purtroppo, stanno giocando brutti scherzi.

Per questo, vi invito a porvi una domanda: quando si sono diffuse pandemie peggiori, la peste ad esempio, esisteva la rete 5G? No, eppure la peste si diffuse a macchia d’olio per più volte.

Laura Barbato

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