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QUANTE COSE DA FARE PER L’ITALIA

Un elenco davvero impegnativo per il nuovo Governo

Non è ancora trascorso un mese dall’insediamento del nuovo Esecutivo alla guida dell’Italia, eppure sono state tante le dichiarazioni e gli avvenimenti nazionali ed esteri accaduti, ancora poche le cose fatte; al momento agli annunci dovranno seguire i fatti: simbolici od effettivi che essi siano, in effetti, quasi nessuno degli osservatori crede al possibile rispetto significativo delle promesse pre-elettorali.

Però, nel Paese l’attesa per le azioni dei “nuovi al potere” è comunque enorme, sarà molto difficile non scontentare le tante speranze che i votanti, pur provenendo da fronti opposti, hanno riversato con il loro voto “di protesta” che si è saldato nel presente risultato politico amministrativo.

Una voglia fortissima di cambiamento si respira, e non solo nelle classi giovanili od al centro sud, ma, ovunque, nord compreso.

Eppure, il Governo presieduto fino al 1° giugno scorso da Paolo Gentiloni era stato fra quelli più apprezzati degli ultimi dieci anni e non aveva affatto demeritato in tante sue azioni. Tuttavia, di fronte, alla voglia collettiva di un profondo cambiamento popolare c’è ben poco da ragionare con prudenza, occorre agire, incentivare, creare opportunità lavorative, rendere più eguali le persone, aiutare i meno fortunati.

In altre parole, cambiare l’assetto della società nazionale.

Una sfida epocale che tutti dobbiamo sperare possa essere vinta.

Già, ma quali sono le risorse utilizzabili e non solo quelle economiche? questo Paese ha strutture, energia e futuro per riprendere a crescere, ridare opportunità a coloro che hanno perso il lavoro, dare una plausibile occasione a chi non è mai stato al lavoro. Ai giovani, alle donne, alle categorie disagiate o dei diversamente abili.

Speriamo di si, tutti insieme, dobbiamo crederci, per noi stessi ed i nostri figli e nipoti.

Infatti, dal 2010, l’Italia è scivolata in una grave crisi economico sociale che pur essendosi allentata, dal 2017, non è tuttora risolta e anzi solo nel 2020/22 il nostro Paese tornerà al livello di benessere fruito, prima dell’ingresso nella moneta unica (1.01.2002), ossia ai primi anni ‘duemila. Avendo perso, però venti anni di “benessere relativo”, mancato traguardi da altri Europei raggiunti e bruciato enormi ricchezze nazionali, anche nelle Borse valori.

Quello che ci opprime, come “sistema Paese”, è l’enorme entità consolidata del debito pubblico. Se il prodotto interno lordo non riprende annualmente a crescere, ad una cifra singola ma sostenuta, la consistenza dello sbilancio improduttivo da sanare ci costringe ad impiegare nei pagamenti passivi tutte le risorse disponibili, poco restando per altri impieghi e soprattutto per poter stimolare la crescita economica generale.

Occorre però che i cittadini italiani vogliano vincere questa storica partita e nei nostri geni passati non mancano esempi di capacità straordinarie, intanto fare tutti una ragionevole professione di pazienza perché non esistono “bacchette magiche”, poi, senza respingere nessuno che non lo meriti, vogliamo tornare ad essere “orgogliosi di essere italiani”. Mettiamo alla prova il nuovo Governo.

Giorgio M. Palumbo

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