Siamo abituati a dire o sentire la parola “Ponti Rossi” ma non tutti conoscono la storia di questo pezzo di Napoli e perché è chiamata così

Si tratta di un’area, compresa tra il Bosco di Capodimonte fino ad arrivare a Piazza Grande, ormai colonizzata da palazzi e costruzioni varie, al tempo della civiltà romana era un luogo fertile e rigoglioso, ricco di campi destinati all’agricoltura, tant’è che è rimasta ancora oggi una testimonianza di quell’epoca gloriosa: i resti di un antico acquedotto Romano!

Ebbene sì! L’acquedotto fu commissionato dall’imperatore Claudio e poi distrutto completamente durante la caduta dell’Impero Romano. Solo agli inizi del Cinquecento iniziarono i lavori di ricostruzione, per volontà di Don Pedro de Toledo, che si interessò personalmente del progetto destinato al recupero di un così importante sito archeologico.

L’acquedotto inizialmente si estendeva per diverse miglia, era alimentato dalle sorgenti dell’Acquara, sorgente della provincia di Avellino, fino ad arrivare alla costa del golfo di Napoli, ma col passare del tempo, a causa della scarsa manutenzione e del poco interesse mostrato dai politici nel corso degli anni, esso si è ridotto notevolmente fino ad occupare una piccolissima porzione di territorio.

Si chiama “Ponti Rossi” proprio perché le varie arcate ricordavano la struttura di ponti ed il colore rosso era dovuto ai materiali usati per la sua realizzazione, principalmente tufo e laterizi rossi tipici dell’era imperiale romana.

Marianna Di Donna

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