Sono passati secoli dall’ultima grande eruzione del Vesuvio del 79 d. C. che portò la distruzione delle città di Ercolano, Pompei, Stabia e Oplantis, le cui rovine rimaste sepolte, stanno venendo alla luce giorno dopo giorno.

La nuova scoperta, affiorata dagli scavi di Pompei è un THERMOPOLIUM.

Cos’è un THERMOPOLIUM vi chiederete?

Un THERMOPOLIUM, comunemente chiamato termopolio, era un luogo di ristoro in uso nell’antica Roma, dove era possibile acquistare e consumare bevande calde e a volte anche cibo pronto per il consumo, uno Street food dei nostri giorni.

Il termopolio ritrovato è un Termopolio Regio V ubicato difronte alla “Locanda dei Gladiatori”.

I lavori delle ultime settimane hanno fatto riemergere l’intero ambiente della taverna, con il suo bancone a L riccamente decorato e i vasi con ancora i resti dei cibi e delle pietanze cucinate che i pompeiani usavano consumare per strada.
In uno dei ‘quadri’ riemersi con tutti i suoi sfavillanti colori è riprodotto l’ambiente della locanda cosi come doveva presentarsi agli avventori, con le sue anatre germane appese, il bancone, le pietanze.

In un altro un cane al guinzaglio: sulla cornice qualche buontempone, forse un liberto, ha graffito un insulto diretto al padrone del locale.

Nella sola Pompei se ne contano una ottantina, nessuno però così integro, con decorazioni così raffinate, i colori splendidi, i disegni intatti.

E soprattutto, gli scavi del passato non sono riusciti a recuperare tutti gli elementi sul cibo emersi in questo progetto, al quale hanno lavorato in equipe di esperti archeobotanici e archeozoologi, geologi, antropologi, vulcanologi.

Ed ecco che nel menu spuntano piatti con “l’impiego congiunto di mammiferi, uccelli, pesce e lumache nella stessa pietanza”, come spiega nella sua relazione l’archeozoologa Chiara Corbino, di fatto una specie di paella ante litteram.

O il particolare trattamento del vino, come racconta a sua volta l’archeobotanica Chiara Comegna, che era corretto con le fave (servivano a sbiancarlo e nello stesso tempo a correggerne il gusto) ma anche conservato in un dolo che aveva sul suo fondo una tegola per separare i legumi dal liquido ed evitare di mescere il vino insieme con il suo poco gradevole fondo.

Senza parlare dello scheletro di un cagnolino trovato a un passo dal bancone.

Il sito archeologico, salvo ulteriori DPCM, potrà essere visitato già durante le festività pasquali.

 

Teresa Barbato

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