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PENSIONIONAMENTI ANTICIPATI

Ancora indefiniti i contenuti e le possibili opzioni. Quanto si potrà perdere ad andare via prima?

Dopo gli iniziali entusiasmi, anche i sindacati rappresentativi hanno capito che, allo stato degli atti, ovvero in assenza di norme scritte, dietro l’apertura alle possibilità del pensionamento anticipato dei lavoratori non vi è molta chiarezza, anzi, tutto il contrario, perché il provvedimento appare finora come assai indefinito.

Il nostro Governo, in primo luogo, resta sempre alle prese con un debito pubblico fuori controllo ed anzi in costante aumento senza riuscire ad incidere sulle sue ulteriori ed inarrestabili dinamiche: e siamo al 133% del PIL nazionale.

In secondo luogo rimane alla disperata ricerca di entrate sostitutive, imposte dalla Commissione Europea, ma senza rinunciare ad argomenti propagandistici (come i “festeggiamenti” per il “NO TAX DAY” un inglesismo per magnificare la dichiarata eliminazione, valevole per quasi 20 milioni di contribuenti? dal pagamento dell’ IMU ed in parte della TASI. Con le tasse sulla proprietà immobiliare dei cittadini i  cui pagamenti in acconto scadevano il 16 giugno, nel giorno dell’adempimento per tutti gli altri contribuenti, quelli non esentati, per un gettito stimato dal MEF e dall’AGENZIA delle ENTRATE e del TERRITORIO in almeno 51,6 miliardi di €uro.

Tornando al tema pensionistico l’Esecutivo anticipa al tavolo negoziale apertosi con le parti sociali un complesso meccanismo di “premio” che, per consentire l’uscita anticipata, fino a tre anni prima, dal lavoro, in realtà, sembra configurare una consistente riduzione dell’assegno pensionistico. Oltre a comportare un posticipato pagamento dei periodici e per di più aprendo una garanzia bancaria da onorare in 20 anni. Nell’attesa di capire l’esatto meccanismo legislativo, con i pro ed i contro, corre l’obbligo di ricordare che l’anticipazione bancaria verso l’INPS dovrà essere garantita dallo Stato, attraverso la CASSA DEPOSITI e PRESTITI, quindi diventerà ulteriore fonte di debito pubblico.

Resta ancora da chiarire poi, come verranno quantificati i minori incassi contributivi sempre dell’INPS che dovranno, per necessità gestionali, essere coperti da una contribuzione figurativa?     Infine, non è attualmente nota neppure l’entità percentuale di diminuzione proporzionale dell’assegno. Si aspettano decisivi chiarimenti, ma molti dubbi rimangono.

Secondo autorevoli analisti, sarebbe meglio utilizzare i 10 miliardi di euro dei costi stimati per adottare, in altra forma, ammortizzatori sociali efficaci ed in grado di tutelare coloro che davvero non riescono ad arrivare, per difetto minimo dei requisiti attuali, alla pensione?

Invece di andare a toccare un impianto di riforma, la ”Fornero” difficile da modificare senza alterare l’intero sistema economico, con il serio rischio di far perdere credibilità al nostro Paese?

Giorgio M. Palumbo

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