L’enorme voragine apertasi una settimana fa nel parcheggio dell’Ospedale del mare sta creando non pochi disagi a medici e pazienti

Una settimana fa si era sfiorata la tragedia dopo il cedimento strutturale di un’area del parcheggio dell’Ospedale del mare.

Un’enorme voragine si era improvvisamente aperta inghiottendo decine di auto parcheggiate ma, fortunatamente, non vi erano stati né feriti né vittime. Il cedimento, infatti, si verificò alle prime luci dell’alba quando ancora non c’era particolare attività nei dintorni della struttura.

Fin da subito si sono avvertiti i disagi che questa situazione stava e avrebbe potuto provocare; l’Ospedale del mare è, infatti, uno dei principali presìdi Covid della città.

Oggi, ad una settimana dal crollo, la struttura vive ancora una situazione di emergenza che sembra assumere ogni giorno che passa un carattere sempre più preoccupante.

E’ la stessa direttrice dell’Asl Napoli 1 Centro, Maria Corvino, a dichiarare che si stanno improntando delle misure emergenziali per affrontare la situazione: diversi saranno i pazienti che saranno trasferiti in altre strutture ma ribadisce che, purtroppo, questi trasferimenti riguarderanno solo i pazienti più gravi. In sostanza, quelli meno gravi e meno bisognosi di cure specifiche, saranno dimessi e rispediti a casa.

A tal proposito la direttrice continua specificando che la struttura ospedaliera garantirà, di fatto, l’operatività solo al 50% dei posti letto disponibili e che la precedenza assoluta sarà riservata ai casi più gravi tra i pazienti affetti da Covid e non.

Purtroppo tutti i ricoveri precedentemente programmati saranno rimandati al rientro da questa emergenza dovuta al crollo e, per i pazienti, che non potranno aspettare ci sarà il dirottamento verso altre strutture.

Le stesse attività di ricezione al Pronto Soccorso dovranno essere limitate.

Una situazione, questa, piuttosto grave denunciata anche da diverse sigle sindacali tra cui CGIL, CISL e FIALS che mettono in evidenza attraverso una lettera all’ASL proprio lo stato di intollerabilità nel quale si trovano pazienti e operatori del settore. La rottura degli impianti idrici e di riscaldamento sta creando situazioni di disagio estremo: gli stessi laboratori interni all’ospedale devono inviare esternamente quanto gli viene chiesto di processare. Non risulterebbero garantite neanche le operazioni di pulizia personale quotidiana per la mancanza di acqua calda e per la pulizia dei materiali utilizzati nei reparti.

C’è bisogno, quindi, di ricorrere a presìdi monouso che, poi, dovrebbero essere opportunamente smaltiti presupponendo un ulteriore problema.

In ultimo, non sarebbero ancora in funzione gli impianti di riscaldamento anche nei reparti di rianimazione e sale operatorie dove, solitamente, i pazienti entrano scoperti e ci sarebbe, addirittura, una mancanza di coperte per gli ammalati.

Foto dal web

Marianna Di Donna

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