È accaduto in un noto ospedale napoletano

 

“Martedì abbiamo portato mia madre in ospedale in pronto soccorso”: inizia così il racconto di M.R.N, rimasta gravemente scottata da quanto accaduto a sua madre, anziana affetta da Parkinson, presso un noto nosocomio napoletano.

Era il 24 agosto quando l’anziana, affetta da Parkinson e mieloma multiplo, è stata trasportata in ospedale d’urgenza, priva di conoscenza. I suoi familiari, i figli, trattati come degli appestati, sono stati costretti a lasciare sola una donna invalida, non in grado di comunicare e quindi di chiedere aiuto. La figlia viene mandata via in malo modo, senza ottenere un briciolo di informazione sulle condizioni di salute di sua madre.

“Mio fratello si incazza, comincia ad urlare, io cerco di calmarlo, lui accusa il personale di sequestro di persona”, continua così il racconto della donna e, solo dopo l’escandescenza, giungono le prime notizie sulla paziente: le condizioni sono critiche ma bisogna fare ulteriori accertamenti. Dagli accertamenti si evincerà prima un abbassamento drastico del sodio e, in seguito, del calcio.

Il giorno seguente, mercoledì, la donna viene spostata e tenuta sotto osservazione e ai familiari viene riferito che la donna continua a versare in condizioni critiche e che dovranno continuare a farle degli accertamenti ma, in ogni caso, non può essere assistita dai parenti perché, a detta dei medici, non ce n’era alcun bisogno.

Dopo 5 giorni, sabato 28 agosto, la donna viene dimessa dall’ospedale perché ormai le terapie possono essere effettuate da casa ma la storia non finisce qui perché, secondo il racconto della figlia, l’anziana sarebbe dimagrita drasticamente, sarebbe tornata a casa con la stessa camicia da notte con cui era stata ricoverata, sporca di escrementi, lingua e bocca ricoperte da una patina bianca; disidratata, con una flebite e, ancor più grave, derubata dalla fede nuziale, situazione, ormai, nota in ogni ospedale italiano. 

Stando ancora alle dichiarazioni della figlia della degente, l’anziana in ospedale non avrebbe né mangiato né bevuto per 5 giorni, non sarebbe stata lavata, non avrebbe assunto i farmaci per il Parkinson di cui è affetta.

“Insomma, ho portato mamma in ospedale perché aveva bisogno di aiuto, l’hanno ridotta un vegetale, togliendole anche la dignità di un corpo pulito e profumato e negandole anche un sorso d’acqua. Per la cronaca a casa ha bevuto, con una siringa senza ago, tantissima acqua, ricordandomi un neonato affamato. IO NON POTEVO ACCEDERE IN REPARTO!

Non mi perdonerò mai di aver portato mamma al pronto soccorso, non se lo meritava un simile maltrattamento! COVID o non COVID denuncerò questa situazione dovunque potrò”, ha concluso.

Sul suo profilo social, ha poi pubblicato una foto in segno di protesta, affermando di “essere colpevole per aver portato sua madre in ospedale, dove è stata privata della sua dignità”.

Cronaca, anziana privata di ogni diritto in un ospedale napoletano. La figlia:"L'hanno privata della sua dignità"

 

Il post della donna

Martedì abbiamo portato mia madre in ospedale in pronto soccorso. Affetta da Parkinson e mieloma multiplo, nonostante le cure, non era lucida, anzi si mostrava priva di conoscenza per la maggior parte del tempo.

Al pronto soccorso mi trattano come fossi un’appestata, a stento riesco a lasciare i dati di mamma e il numero di telefono. Chiedo di accompagnarla, mamma è invalida, io ho il famoso green pass, propongo di farmi tampone e di non uscire più dall’ospedale, perché lei non è in grado di comunicare, ne’ di chiedere aiuto. Mi cacciano in malo modo senza neppure dirmi il codice assegnatole.

Dopo circa tre ore vado a chiedere notizie, senza successo. Mio fratello si incazza, comincia ad urlare, io cerco di calmarlo, lui accusa il personale di sequestro di persona…

Come per incanto arriva una dottoressa, peraltro molto gentile, chiede altre notizie e ci dice che le condizioni sono critiche, ma che stanno continuando a fare accertamenti….

Dopo altre 5 ore circa mi chiamano e mi dicono che mamma ha il valore del sodio molto basso, che succede spesso agli anziani, che glielo compenseranno , ma deve rimanere lì la notte…mercoledì mattina ci rechiamo di nuovo al pronto soccorso, ma ci dicono che mamma è stata messa nel reparto osservazione, dove dalle 13,00 alle 14 circa i medici aggiornano i congiunti dei pazienti.

Alle 15 passate arriva un signore, forse un infermiere, o un medico, ma non lo dimostra, che ci ripete la tiritera delle condizioni critiche, che le indagini stanno continuando, che ha il sodio basso e che, finalmente, hanno chiesto consulenza ematologica, consigliandoci di continuare a tenerla lì per stabilizzare sto famoso sodio.

Noi chiediamo di assisterla in qualche modo, perché lei non si muove e non comunica, ma ci viene ripetuto che non è possibile. Giovedì mattina mi chiamano dicendomi che mamma è stata spostata a medicina e che mi chiameranno i medici del reparto per aggiornarmi.

E così è stato!

Però ora è il calcio ad essere fuori norma, è alto, si deve abbassare e lo si può fare solo in ospedale per evitare una flebite. Chiedo di entrare in reparto per accudire mamma e mi viene ulteriormente risposto che non è possibile, ma che non ce n’è bisogno.

Oggi l’abbiamo portata a casa, perché ormai tutte le terapie che può fare, può farle anche a casa.

Mamma è diventata la metà di quello che era, è tornata con la stessa camicia da notte che aveva quando è stata ricoverata, sporchissima nelle parti intime, con lingua, bocca e labbra ricoperte di una patina che abbiamo dovuto pulirle con garze e acqua ossigenata anche se non siamo riusciti a togliere tutto, con braccia e gambe spellate per disidratazione, con la flebite ad un braccio e senza la fede, che noi, da ingenui, non le avevamo tolto.

In pratica mamma non ha mangiato, né bevuto per 5 giorni, non è stata lavata, e, tra l’altro, non ha nemmeno avuto i farmaci per il Parkinson perché, aldilà delle cazzate che possono aver scritto in cartella, non sono riuscita a fornirne il dosaggio ai medici e, quindi, non avrebbero potuto somministrarglieli.

Insomma, ho portato mamma perché aveva bisogno di aiuto, l’hanno ridotta un vegetale, togliendole anche la dignità di un corpo pulito e profumato e negandole anche un sorso d’acqua. 
Per la cronaca a casa ha bevuto, con una siringa senza ago, tantissima acqua, ricordandomi un neonato affamato.
IO NON POTEVO ACCEDERE IN REPARTO!

Non mi perdonerò mai di aver portato mamma al pronto soccorso, non se lo meritava un simile maltrattamento!
COVID o non COVID denuncerò questa situazione dovunque potrò.

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