Una ventina di giorni dopo, le Forze dell’Ordine rinvennero i resti di Vincenzo

 

Quasi in contemporanea alle polemiche di queste settimane intorno al DDL Zan che tutela le vittime di aggressioni omofobe (e non solo), si attende il verdetto della Corte di Cassazione per l’omicidio di Vincenzo Ruggiero, giovane di Parete e attivista Lgbt ucciso ridotto a brandelli nel luglio del 2017 ad Aversa dal reo confesso Ciro Guarente, ex cuoco della Marina Militare.

Dario Cuomo, legale di Guarente, ha chiesto ai giudici di ridimensionare la pena per evitare all’uomo l’isolamento diurno; tale richiesta non è stata però accolta dalla Procura generale che già in precedenza aveva chiesto la conferma della condanna emessa sia in primo grado e poi successivamente confermata in Appello.

L’omicidio avvenne la sera del 7 luglio 2017: Guarente, sapendo di trovare solo Ruggiero, andò in via Boccaccio ad Aversa, nell’appartamento che la vittima condivideva con la trans Heven Grimaldi, legata a Guarente da una relazione sentimentale.

Guarente, geloso del legame tra i due coinquilini, voleva un confronto verbale, ma dalle parole, purtroppo, si passò ai fatti e l’ex cuoco a seguito di una lite con Ruggiero, uccise il giovane e ridusse a pezzi il suo corpo.

Una parte dei resti del corpo del ragazzo fu sciolta nell’acido, la restante, fatta a brandelli, venne nascosta sotto uno strato di cemento fresco in un garage di Ponticelli.

Una ventina di giorni dopo, le Forze dell’Ordine rinvennero i resti di Vincenzo.

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