La Cassazione conferma il “fine pena mai” per Francesco Napolitano e Michele Olimpio: Di Lorenzo fu ucciso nel 1996 perché chiedeva il pizzo senza autorizzazione del clan. La DIA notifica le condanne a Milano e Bari.
Sono diventate definitive le condanne all’ergastolo per Francesco Napolitano e Michele Olimpio, figure di vertice del clan Mallardo, ritenuti rispettivamente mandante ed esecutore dell’omicidio di Mario Di Lorenzo, avvenuto a Giugliano in Campania il 12 ottobre 1996. La Direzione investigativa antimafia di Napoli ha notificato ai due l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale dopo che la Cassazione, il 17 settembre scorso, ha confermato il “fine pena mai” stabilito dalla Corte di Assise di Appello il 3 novembre 2025.
L’inchiesta, condotta dalla Dia tra il 2018 e il 2019 nell’ambito della cosiddetta Operazione Babele e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ricostruì il movente dell’omicidio: Di Lorenzo, passato dal clan dei “piripicci” al clan Mallardo, avrebbe avanzato richieste estorsive ai piccoli imprenditori di Giugliano nonostante il divieto del reggente Napolitano, minando così la credibilità dell’organizzazione, parte della federazione mafiosa dell’Alleanza di Secondigliano. Per questo, Napolitano ne avrebbe ordinato l’eliminazione.
Il killer Olimpio, insieme a un complice poi divenuto collaboratore di giustizia e deceduto prima della fine del processo, colpì Di Lorenzo mentre si trovava a bordo della sua auto nelle case popolari di Giugliano. Le indagini si conclusero nel gennaio 2019 con l’ordinanza di custodia cautelare per entrambi. La Corte di Assise di Napoli li condannò all’ergastolo il 12 marzo 2021, condanna confermata in appello il 6 ottobre 2023. La Cassazione annullò con rinvio nel giugno 2024, dichiarando anche l’inefficacia della misura cautelare per decorrenza dei termini: i due furono sottoposti al divieto di espatrio, al divieto di dimora in Campania e all’obbligo di presentazione quotidiana alla Polizia Giudiziaria.
Nel novembre 2025 la Corte di Assise di Appello confermò nuovamente l’ergastolo, ritenendo attendibili le dichiarazioni del collaboratore. Ulteriori accertamenti della Dia su Napolitano, che non era più detenuto, evidenziarono ampie risorse economiche, legami ancora attivi con il clan e frequentazioni sospette, tali da far presumere un concreto rischio di fuga e di ripresa delle attività illecite. Olimpio, nel frattempo, era tornato in carcere per altri reati.
Per evitare che Napolitano si rendesse irreperibile prima della decisione definitiva, la Procura Generale chiese e ottenne una nuova misura cautelare in carcere il 16 luglio 2026. Le condanne all’ergastolo, ormai passate in giudicato, sono state notificate dalla Dia a Milano e Bari.












