Un testimone santantimese diretto di uomini e avvenimenti che, a partire dal Ventennio fascista e fino ai giorni nostri, hanno fatto la storia della città e della Nazione

 

Si è spento alla veneranda età di 107 anni Angelo Aimone, meglio conosciuto a Sant’Antimo come zio Angelo.

La sua storia inizia il 20 maggio del 1914, l’anno della sua nascita, a New York. I suoi genitori, Aimone Francesco e D’Amodio Carolina, erano santantimesi di origine emigrati, però, in America per cercare fortuna e una vita migliore. Prima che Angelo compisse 10 anni, la famiglia Aimone decise di tornare in Italia: dopo pochi mesi, nel 1924, nasce Luigi, fratello minore di Angelo e unico sopravvissuto ai sei figli deceduti in terra americana. 

Angelo fu educato all’educandato di Secondigliano “Sacri Cuore”, che frequentò fino al ginnasio, poiché intorno ai 19 anni fu costretto a prendere parte alla Seconda Guerra Mondiale. Prima della partenza, conobbe Anna D’Amodio, donna di cui si innamora e con cui cerca di restare in contatto, mandandole molte lettere.

Scelse di entrare in aeronautica e fu mandato prima a Pola nel 30° stormo marittimo e dopo qualche mese fu trasferito a Brindisi e Taranto e successivamente a Poggio Renatico, a 15 Km da Ferrara. 

Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, fu inviato in Africa, più precisamente in Kenya, dove gli inglesi lo fecero prigioniero e lo impiegarono come assistente in aeroporto. Dal Kenya, giunse in Etiopia per svolgere la funzione di radiotelegrafista e, successivamente, fu mandato in Egitto in qualità di cooperatore degli inglesi. 

Finita la guerra fa tappa a Nisida, dove fu rinchiuso per “controlli” e, soltanto nel 1946, riuscì a ritornare nel suo paese d’origine dalla sua famiglia. 

Il 24 gennaio del 1948 sposa Anna con una cerimonia religiosa organizzata in casa della sposa nella villa D’Amodio, in via Roma n.16 a Sant’Antimo.

Continua sempre a lavorare nell’aeronautica e va in pensione con il titolo di maresciallo di prima classe. 

Il 27 dicembre del 1969 gli venne conferita l’onorificenza di “Cavaliere al Maresciallo di prima classe“  firmato da Saragat e controfirmato da Rumor (allora rispettivamente il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio). 

A Sant’Antimo si crede che la sua longevità sia stata dovuta a Padre Pio (omonimo di Padre Pio) poiché un giorno Angelo fu chiamato da un suo superiore ed informato che erano in corso alcuni esuberi all’interno dell’aeronautica e che lui, a causa di un soffio al cuore, avrebbe dovuto consegnare la documentazione per essere iscritto nell’elenco degli esuberi. 

Preoccupato, decise di recarsi di corsa a Pietralcina, da un monaco che si chiamava Padre Pio (omonimo di Padre Pio). 

Raccontategli le sue paure, le sue preoccupazioni, Padre Pio gli rispose:“Uagliò chist nun capiscn nient, non preoccuparti tu campi a lungo”.

Angelo Aimone rappresenta una delle ultime memorie storiche, un testimone diretto di uomini e avvenimenti che, a partire dal Ventennio fascista e fino ai giorni nostri, hanno fatto la storia della città e della Nazione. 

 

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