4 giorni fa veniva accoltellato Nicholas Di Martino, giovane 17enne, nipote di Nicola Carfora, boss ergastolano.

La colluttazione è avvenuta in Via Vittorio Veneto a Gragnano, dove il giovane è stato accoltellato all’inguine e all’addome.

Secondo le prime ricostruzioni la rissa sarebbe stata una conseguenza di due liti, avvenute per motivi ancora non noti.

I due aggressori, Maurizio Apicella, classe 2000, e Ciro Di Lauro, classe 1999, si trovano ora nella casa circondariale di Secondigliano.

Secondo un parente della vittima, Nicholas alcuni giorni prima della rissa sarebbe stato molto preoccupato e avrebbe raccontato di aver ricevuto diverse minacce e sguardi minacciosi dalla banda di Apicella e, forse, la morte del ragazzo è proprio collegata a questi piccoli indizi.

Probabilmente, il movente sarebbe legato allo spaccio, a qualche “sgarro” o, addirittura, alla faida tra gli Alfetra e il clan facente capo allo zio del 17enne.

Gli inquirenti hanno cercato delle prove anche sui suoi profili social, dove hanno trovato molte frasi contro la Polizia e le Forze dell’Ordine ma una grande ammirazione nei confronti del Presidente Conte, per cui un mese fa scriveva:“Con un Presidente come te sono fiero di essere italiano“.

Un vero controsenso: da un lato scriveva frasi contro la Polizia, dall’altro esaltava il presidente del Consiglio. Una confusione che può far parte dell’essere ancora così giovani, un’incoerenza tipica di chi non ha le idee chiare e si lascia trascinare da umori contrastanti. 

Attaccare la Polizia magari in un ambiente come quello in cui viveva Nicholas era un modo per far vedere di avere la corazza forte, per farsi rispettare.

Ammirare il presidente del Consiglio, in un momento d’emergenza, come quello vissuto negli ultimi mesi dal nostro Paese, aiutava a sentirsi più vicino a coetanei lontani dal mondo della criminalità. Una confusione di idee che con il tempo avrebbe potuto chiarirsi, se solo non fosse morto a 17 anni.

Laura Barbato

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