Perfetto! Spesso si attribuisce questo aggettivo a cose oppure a fatti riferibili ai vari ambiti delle competenze e delle esperienze umane.

Guardando un oggetto, un’opera d’arte, un lavoro ben eseguito o restando piacevolmente impressionati da qualcosa, siamo portati a sintetizzare il nostro giudizio in un’unica semplice frase: è perfetto.

Ma quali caratteristiche deve avere quello che stiamo osservando per poterlo definire in tal modo?

A questa domanda credo che molti risponderebbero di non sapere indicarne le particolarità proprio perché esse sono uniche, non comparabili; irripetibili.

L’essere umano, ad esempio, è una macchina meravigliosa e grazie alla sua intelligenza è capace di inventare e costruire cose grandiose. E cosa dire delle varie specie di animali, degli alberi che d’inverno sembrano avvizziti ma che in primavera si ricoprono di foglie e frutti? E delle montagne, dei mari, del vento e dell’aria che permette la vita? La natura, nel suo insieme, non è unanimemente definita perfetta?

Guardando il cielo in una notte limpida non si rimane forse affascinati dallo scintillio delle stelle? E come non meravigliarsi quando volgiamo lo sguardo verso i pianeti, i sistemi solari e le grandiosità delle galassie?

Ogni cosa si ritiene essere al posto giusto e tutto sembra ubbidire alle mute leggi dell’universo. Pensando all’infinito, poi, e socchiudendo gli occhi si è portati a pronunciare l’unica parola che l’immensità ci suggerisce: perfetto. Nient’altro che perfetto.

Ma tutto quello che riteniamo perfetto è realmente tale oppure è la conseguenza dello stupore per ciò che vediamo e che provoca in noi un turbinio di emozioni?

Esiste davvero la perfezione? Sintetizzo la mia risposta: no.

La perfezione non esiste; perlomeno nell’accezione che le viene comunemente data. Niente e nessuno è perfetto, anzi, tutto è imperfetto: gli uomini, gli animali, la natura. Così come lo sono i corpi celesti, le stelle, i pianeti, le galassie. Nell’universo tutto è palesemente imperfetto. In esso c’è il caos. Un caos “organizzato”, ma pur sempre un caos.

E sì! Seguite il mio ragionamento.

Una cosa si definisce perfetta, quando è priva di ogni forma di difetto ed è giunta al suo massimo. Non può modificarsi né in meglio né in peggio proprio perché è finita, è compiuta: è perfetta. Nell’universo conosciuto, invece, tutto è in movimento, è mutevole ed il suo evolversi non è consequenziale né prevedibile: è solo ipotizzabile. Le varianti sono tante e tali da non avere la certezza che nel futuro accadrà quello che si suppone debba accadere.

L’organismo umano, così come quello degli altri esseri viventi, è in un continuo mutare ed in questo processo spesso commette degli errori, a volte anche gravi. Per una minima variazione del DNA, ad esempio, un bambino nasce malato. Genitori alti possono generare dei nani, oppure con due teste o quattro gambe. E così via. Quanti situazioni dolorose si potrebbero elencare.

Di contro, può verificarsi che una piccolissima variante del gene HMGA2 trasformi un bambino in un genio. Chissà perché il bambino nato con la malattia genetica, da cui la parola genio, che ha sviluppato alcune parti del cervello è guardato con ammirazione, mentre un bambino nato con un altro tipo di malattia genetica è commiserato.

Quello che mi preme evidenziare è che l’evoluzione, cioè la modifica di qualcosa nel tempo, non segue schemi certi ma è soggetta al caos che a sua volta genera nuove realtà e con esse nuove regole.

Ma il caos non è da intendersi come sinonimo di confusione o di disordine. Tutt’altro. La confusione non genera nulla, anzi, distrugge. L’anarchia degli elementi annulla quello che inizialmente è stato creato. Il disordine non consente di trovare ciò che serve affinché ci sia quel connubio di materie che permette l’evoluzione.

Senza il caos non ci sarebbe il presente perché il passato, senza mutazioni, sarebbe imploso.

Secondo la mia interpretazione, il caos è la condizione affinché più elementi si fondino tra di loro dando vita a nuove forme, a nuove sostanze, a nuove realtà. Esso è la causalità che permette di adattarsi, di sopravvivere, di rinnovare l’esistenza stessa dell’universo. Ed è organizzato perché solo sostanze compatibili tra di loro possono generare organismi, all’apparenza simili, ma totalmente diversi.

Anche se può sembrare una contraddizione, la vera perfezione sta nello stesso “caos organizzato” e non in quello che il caos genera. Senza di esso l’universo sarebbe statico, inalterabile, in poche parole: noioso.

La mia considerazione sul “Perfetto nel caos”, però, non avrà nessun riscontro tangibile, come nessuna domanda che tende a conoscere la causa prima avrà la sua risposta.

Un giorno, quando l’universo tutto scomparirà perché fagocitato da un’altra dimensione, la nostra specie forse troverà le risposte che cercava.

Fino ad allora continueremo a formulare teorie e congetture che vanno oltre la fisicità delle cose e si avventurano sempre più, fino a sfiorare il metafisico.

E continueremo a volgere lo sguardo a quello che ci circonda, restando affascinati dalle nuove creazioni che saprà regalarci il caos della vita.

Bruno Stanislao

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