Continuano le polemiche sul murales dedicato a Ugo Russo ad un anno dalla morte

Ugo Russo, 15 anni, fu ucciso da un carabiniere nel quartiere Santa Lucia lo scorso 1 marzo. Tra meno di una settimana ci sarà l’anniversario di questo triste evento che riempì le pagine di cronaca nera della nostra città.

Sì, perché Ugo Russo stava compiendo una rapina proprio ai danni del carabiniere che poi, reagendo, lo ucciderà. Il carabiniere, all’epoca 23enne in servizio a Bologna, si trovava in auto con la fidanzata, quando gli si accostò lo scooter con a bordo Ugo e un complice con i volti coperti da scaldacollo e caschi; i due, armati di una pistola giocattolo, ma questo sarà vagliato solo dopo, miravano a sottrarre l’orologio sul polso del carabiniere. Istantanei furono i momenti, fotogrammati anche da una telecamera della zona, nei quali si vede chiaramente cosa accadde quella notte.

Il carabiniere dichiarerà di essersi visto puntare l’arma alla tempia proprio da Ugo Russo e di aver temuto per la sua incolumità e per quella della fidanzata. A quel punto scattava la sua reazione, non prevista sicuramente da Ugo perché non poteva sapere che il giovane malcapitato fosse un carabiniere in borghese. A quel punto, il carabiniere, dopo essersi qualificato come tale, esploderà contro Russo tre colpi con la pistola d’ordinanza. Nonostante il carabiniere avesse chiamato i soccorsi tempestivamente, Ugo Russo morì subito dopo l’arrivo all’ospedale Vecchio Pellegrini.

In tutto questo anno si è più volte parlato del murales realizzato in memoria del ragazzo a Montecalvario e centinaia sono state le polemiche che hanno contribuito a riempire pagine di giornali e interviste televisive, ma sulla questione pare ci sia una mobilitazione generale affinché non venga rimosso.

La rimozione del dipinto era stata ordinata dal procuratore generale Riello fermamente convinto sostenitore della cancellazione di quello che lui stesso, in più occasioni, ha definito come non essere un bell’esempio. Il procuratore, infatti, è molto sensibile al fenomeno dilagante dei minori violenti e, di recente, in un suo intervento all’Università Federico II, ha dichiarato “Il buonismo nei confronti dei minorenni che delinquono è deleterio. Lo è per il minore che riceve un messaggio di impunità ed è una istigazione a delinquere per i camorristi che non di rado utilizzano questi minorenni provenienti da famiglia sbandate”.

Dall’altro lato, invece, c’è la famiglia del giovane Ugo, nelle vesti del padre Vincenza Russo che si chiedono come mai si parli sempre del murales e mai delle risposte mancate alle loro domande. L’uomo, infatti, stamattina, ha parlato da Piazza Carità e con alle spalle uno striscione nel quale chiede verità sulla vicenda: “Mio figlio ha sbagliato. Noi però dopo un anno vogliamo sapere se doveva morire in quel modo, lo chiediamo di nuovo perché non ci rispondono”.

Parole, le sue, che non negano il fatto che, purtroppo il giovane stesse probabilmente prendendo cattive strade, ma che vogliono ricordare che, quando a sbagliare sono i minori, esistono situazioni di recupero anche nei penitenziari volte al reintegro e al recupero di questi giovani. Possibilità, questa, purtroppo, negata al suo Ugo che, invece, è morto ammazzato.

Riguardo all’effigie sul murales, il papà precisa che quell’immagine ha sempre avuto il solo scopo di ricordare il volto di quel giovane molto conosciuto e, a suo dire, ben voluto dalle persone del circondario. Esprime, inoltre, la sua volontà, a nome della famiglia intera, di non volersi opporre qualora il Comune decidesse per la cancellazione, ma non nega la perplessità che gli sovviene quando riferisce che, per la realizzazione, ci vollero ben 11 giorni: giorni nei quali diversi furono i controlli, sia di giorno che di notte, per consentire e vigilare sull’opera che, adesso, e solo adesso, viene reputata abusiva.

Foto dal web

Marianna Di Donna

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