Inquinamento e tumori, il nesso c’è ed è subito allarme prevenzione

Nella giornata di oggi è stato presentato presso la Regione Campania il risultato di un’indagine avviata nel 2016 dall’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno e conclusasi pochi mesi fa.

L’indagine chiamata “Spes” ha rilevato ed incrociato i dati di stabilimenti industriali e siti per lo smaltimento dei rifiuti per stabilire i danni provocati dalle emissioni di fumi e gas tossici.

Nessuno stabilimento e nessun sito dell’intero territorio regionale è stato escluso, tanto è vero che sono stati controllati sia i siti autorizzati sia i siti non autorizzati e, per questo, illegali.

L’obiettivo dell’indagine è stato quello di stabilire finalmente il nesso tra inquinamento e sviluppo di patologie oncologiche.

Sembrerebbe, infatti, che la maggior parte dei tumori alla vescica e ai polmoni siano direttamente attribuibili a fattori inquinanti.
Aria, acqua e terreni agricoli sarebbero, dunque, i principali protagonisti sui quali l’inquinamento sta producendo più danni.

Particolare attenzione e riflessione c’è stata quando si sarebbe scoperta, in zone “non sospette” e non facenti parte della ben famosa “Terra dei fuochi”, di aree particolarmente inquinate finora non considerate.

Il direttore dell’Istituto Zooprofilattico per il Mezzogiorno, Antonio Limone ha spiegato “Siamo rimasti sorpresi quando abbiamo verificato che il valore del mercurio è cinque volte superiore al valore medio della popolazione restante in alcune aree della valle dell’Irno o verificato valori di diossina o metalli pesanti in alcune aree della valle del Sabato o abbiamo valori superiori per diossina in alcuni Comuni della provincia di Caserta, che avevamo già attenzionato”.

Un’indagine, questa, che ha coinvolto non solo terreni, siti di stoccaggio e aree industriali ma anche 4200 persone dai 16 ai 60 anni che si sono sottoposte a screening per controllare il loro stato di salute.

Esami del sangue, delle urine e delle feci hanno permesso di avere una vera e propria fotografia di una realtà sotto gli occhi di tutti ma ancora fortemente sottovalutata.

Vero è, infatti, che l’obiettivo non secondario dell’indagine, è proprio quello di avviare continue campagne di prevenzione anche e soprattutto alla luce del fatto che le malattie oncologiche hanno la peculiarità di insorgere dopo diversi anni dall’esposizione ai fattori inquinanti.

A proposito di ciò, il direttore Limone ha affermato che necessario sarà intervenire con le bonifiche delle aree contaminate ma primario sarà “incidere sulla persona scongiurando il rischio che vada verso una malattia cronica tumorale attraverso la lettura dei biomarcatori“.

Foto dal web
Marianna Di Donna

 

 

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