Sonia finisce in rianimazione dopo una dose di vaccino Astrazeneca

In questi giorni non si parla di altro, divisi tra chi garantisce un’efficacia oltre l’80% del vaccino Astrazeneca e chi, a gran voce, evidenzia i tanti effetti collaterali verificatisi.

Polemiche, queste, che hanno portato alla sospensione del vaccino, in via precauzionale, anche in Italia dopo l’esempio di Germania e Francia.

La decisione è arrivata dopo il verificarsi di diversi casi palesatisi con una serie di effetti collaterali e anche casi di morte, tuttora ancora da accertare, comunque manifestatisi in soggetti che in qualche modo avevano fatto la vaccinazione pochi giorni prima del ricovero in rianimazione o del decesso.

La dose Astrazeneca sarebbe imputata di provocare casi di trombosi venosa cerebrale e, mentre, il dibattito continua in sedi scientifiche con i medici interessati, si moltiplicano i casi di chi, inoculata la dose Astrazeneca, finisce per non stare bene.

E’ il caso di Sonia Battaglia, 54enne originaria di San Sebastiano al Vesuvio, impiegata nella segretaria dell’Itis Enrico Medi di San Giorgio a Cremano.

A rendere nota alla cronaca la storia di Sonia sono il figlio Raffaele ed il fratello della donna: Sonia si trova attualmente ricoverata in rianimazione all’Ospedale del mare di Napoli, in condizioni gravissime.

La donna, in qualità di personale scolastico, si era sottoposta all’inoculazione della prima dose il 1 marzo scorso, chiamata all’appuntamento per il vaccino dall’Asl Napoli 2 Nord.

Sonia era molto scettica a sottoporsi al vaccino, ci sarebbe andata, secondo le dichiarazioni del figlio, un po’ a malincuore, mossa semplicemente dal suo senso civico e dal fatto che non avesse alcuna patologia pregressa che le facesse pensare ad anomalie.

E invece, due giorni dopo il vaccino, Sonia inizia  a stare male, ha la febbre, ma considera questo come un sintomo piuttosto normale anche perché comune anche ad altri in contatto con lei; per questo, riceve, anche , le rassicurazioni del suo medico di base.

E invece, la situazione peggiora il terzo giorno: Sonia ha frequenti episodi di vomito a cui i sanitari del 118, chiamati dal figlio, sopperiscono somministrandole una flebo per reintegrare i liquidi persi.

A questo episodio seguiranno diversi giorni nei quali la donna appare piuttosto spossata e priva di forze, tanto è vero che inizia a dormire per lungo tempo ed anche quando è sveglia e sta parlando, improvvisamente cade in un sonno profondo.

Fino alla sera del 12 marzo, una serata particolare perché i familiari decidono di ricontattare il 118 che, una volta sul posto e visitata, non considerano necessario il ricovero.

Al mattino seguente, il figlio Raffaele dichiara che la mamma non riusciva neanche a muovere le gambe a comando, era totalmente immobile nonostante avesse volontà di muoversi.

Il giovane, quindi, carica la donna in auto portandola in braccio e si reca al pronto soccorso: prima diagnosi “emorragia cerebrale alla testa”: la donna viene ricoverata e segue una serie di esami di controllo dai quali, con il susseguirsi delle ore, emergerà un’occlusione dell’aorta causata da una placca e diversi trombi polidistrettuali. Due ore dopo, Sonia avrà un infarto.

Da quel momento, Sonia entra in terapia intensiva , indotta al coma farmacologico, in osservazione costante per l’aggravarsi delle sue condizioni.

Grandissimo il rammarico del figlio Raffaele “Mia mamma era sanissima e non voleva andarci a fare il vaccino, era molto spaventata, poi per senso civico, per riguardo verso gli alunni e i colleghi ha deciso di aderire”.

Sonia aveva ricevuto la somministrazione della prima dose Astrazeneca numero di lotto ABV5811, lo stesso lotto sequestrato in tutta Italia da parte dei Nas su disposizione della procura di Biella dopo il decesso del docente di musica deceduto ventiquattro ore dopo l’inoculazione.

Foto dal web

Marianna Di Donna

 

 

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