Non c’è pace per la mamma di Norina Matuozzo uccisa dal marito

Il 2 marzo 2019, a Melito, veniva uccisa con tre colpi di pistola sparati dal marito, Norina Matuozzo.

Norina aveva appena 33 anni quando il marito Salvatore Tamburrino le esplose contro tre proiettili che la uccisero sotto gli occhi dei genitori e dei figli.

Una storia, questa, che nel corso delle indagini si è andata ad intrecciare con fatti di camorra facendo, a detta della famiglia di Norina, dimenticare che questo è di fatto un femminicidio e non un omicidio di camorra.

Sì, perché Salvatore Tamburrino era un affiliato del clan Di Lauro e fu, proprio, grazie ad una sua intercettazione telefonica, che il boss Marco Di Lauro, allora latitante, fu arrestato. Lo stesso giorno dell’omicidio di Norina, infatti, coincise con l’arresto del boss latitante: entrambi i fatti avevano come comune denominatore Salvatore Tamburrino.

La famiglia di Norina, attualmente, sottoposta a protezione, non vive più a Melito ma in una località segreta e da sempre fa sentire la sua voce in merito alla questione.

Infatti, fin dalle primissime ore del delitto, la concomitanza con l’arresto di Marco Di Lauro, spostò l’attenzione anche dei mass media dall’uxoricidio.

I figli di Norina vivono adesso con i nonni materni ed hanno 16 e 9 anni. Non sono finiti in una casa famiglia semplicemente perché i nonni si sono resi disponibili a trasferirsi altrove sotto protezione ed altra identità.

Tutto questo anche per il fatto che, nel frattempo, Salvatore Tamburrino è diventato un collaboratore di giustizia.

L’uomo, intanto, a Febbraio è stato condannato all’ergastolo per l’uccisione della moglie; per lui nessuno sconto di pena, nell’udienza del 31 marzo, nemmeno a seguito della proposta di concordato avanzata dal procuratore generale Raffaele Marino.

Dopo la conferma della sentenza, però, ad esporsi pubblicamente è la mamma di Norina, Gabriella, 68 anni e sulle spalle un dolore indescrivibile di chi ha visto sotto i propri occhi ammazzare a bruciapelo la figlia.

 “Fino ad oggi non mi sono mai esposta, soprattutto per la situazione attuale, e sono stata chiusa nel mio dolore attendendo il giorno in cui mia figlia avesse avuto giustizia. Fin ora, grazie al lavoro encomiabile dei giudici (che integerrimi e giusti continuano a confermargli l’ergastolo), sta andando tutto bene”.

La donna, a gran voce, ci tiene a precisare che la morte della figlia si deve annoverare tra i femminicidi e ricalca contro chi lo vorrebbe far passare come un omicidio di camorra.

Gabriella Matuozzo definisce “vergognoso” che un procuratore generale della difesa di Tamburrino, faccia leva sulle dichiarazioni del suo assistito, che hanno portato e starebbero ancora portando ad una serie di arresti eccellenti, semplicemente per avere una riduzione della pena.

“È vergognoso! Io pretendo che questo processo mai e poi mai venga mischiato con la camorra. Questo é un processo per femminicidio e io non permetto che vengano approvati sconti e benefici sulla pelle di mia figlia“.

“L’unica cosa che mi importa è che gli venga confermato l’ergastolo fino alla fine e combatterò sempre per far sì che questo accada. È importate però per me ringraziare ancora una volta i giudici che non si lasciano influenzare e ai nostri avvocati che continuano a chiedere il massimo della pena“.

Foto di repertorio

Marianna Di Donna

 

 

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