Rachel partorisce, scopre di essere positiva e non vede più il suo bambino

Domenica notte al Policlinico Nuovo di Napoli Rachel, giovane ventiquattrenne cubana, partorisce il suo bambino.

Lo vede per pochi istanti immediatamente successivi al parto, poi il bambino viene portato nella nursery per le cure del caso.

Il giorno dopo, lunedì, arrivava l’esito del tampone a cui Rachel è stata sottoposta appena arrivata in ospedale.

La sua positività dà inizio all’incubo: Rachel non vedrà più il suo bambino.

Sono otto giorni che la giovane mamma è ricoverata in un reparto Covid, il suo bambino è stato allontanato da lei per paura di contagio.

La donna può chiedere del bambino una sola volta al giorno e, per lei, è negata ogni possibilità di allattarlo e tenerlo tra le braccia.

Ai microfoni di Napolitoday, Rachel racconta di essere arrivata al Policlinico il 31 ottobre, di essere risultata negativa al test rapido e, per questo, per lei è scattato un ricovero ordinario.

Inizia il travaglio e Rachel, tra le cure attivate, viene sottoposta anche al test molecolare.

Nella notte, però, partorisce e per pochi istanti riesce a vedere ed abbracciare il suo bimbo.

Il lunedì arrivano i risultati: positiva.
Immediatamente scatta il protocollo di sicurezza e i due vengono separati.

Oggi, Rachel è stata dimessa, nonostante continui ad essere positiva.

È una donna sola, in Italia non ha parenti ed il bambino non è stato riconosciuto dal padre.

Attualmente Rachel è assistita da una comunità di Montesanto Centro O’ Sgarrupato. L’operatrice Ester Sesso che la segue dice “Posso dire di essere, insieme ad altre persone, la famiglia di Rachel, abbiamo anche chiesto che il bimbo fosse affidato a noi, ma l’ospedale ci ha fatto sapere che non essendo consanguinei non sarebbe mai potuto accadere. Abbiamo trovato una sistemazione in cui la nostra amica sta trascorrendo la quarantena e tra mille difficoltà stiamo cercando di avere informazioni di Damian”. 

La donna, inoltre, denuncia anche le precarietà del reparto dove si trovava: riferisce che mancavano disinfettanti e antidolorifici. I pasti non erano regolari e,seppur l’associazione garantisse il pasto per la giovane, pare non le venisse consegnato in tempo dalla portineria.

Marianna Di Donna

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