Il corpo di Tiziana Cantone sarà riesumato i primi di giugno

Il 13 settembre del 2016 Tiziana Cantone fu trovata impiccata e senza vita all’interno della sua abitazione a Mugnano.

La giovane donna stava vivendo un periodo molto difficile a causa della diffusione in chat di alcuni suoi video privati a sfondo sessuale che le stavano rovinando letteralmente la vita perché erano diventati in pochissimo tempo così virali sul web da non rendere più possibile l’eliminazione.

Teresa Giglio, madre di Tiziana, sventrata dal dolore per la morte dell’unica figlia a cui aveva dedicato l’intera sua vita da genitore solo, ha fin da subito gridato a gran voce l’ipotesi che la figlia non si fosse tolta la vita spontaneamente.

Teresa, infatti, ben conosceva il carattere di Tiziana: carattere che negli anni aveva dimostrato molte debolezze tali da spingerla a gesti autolesionisti ma che, mai, erano arrivati al pensiero di farla finita.

Crescendo Tiziana era diventata molto bella ma, a fronte dell’immagine fisica che aveva, dentro di sé nutriva infinite fragilità che, molto spesso, la portavano a legarsi con partners dalla personalità più forte della sua che, nel tempo, finivano per dominarla.

In effetti, sua madre avrebbe sempre imputato questa condizione creatasi come responsabilità dell’ultimo compagno di Tiziana il quale avrebbe avuto un forte ascendente sulla giovane tale da annientare le sue volontà.

Il caso di Tiziana Cantone è considerato l’incipit del Revenge Porn ed è stato protagonista di numerosissimi tali show televisivi di cronaca e non che, negli ultimi anni, hanno portato alla luce quello che fino a ieri era un mondo sommerso finito, poi, sugli schermi e tra le mani di tutti innescando un effetto domino di circolazione dei video e delle immagini così “virale” da non poter essere più fermato.

Ma la mamma di Tiziana non si è mai arresa ed il caso, dopo tanti anni, è stato riaperto.
La decisione della Procura della Repubblica di Napoli nord porterà addirittura alla riesumazione del corpo della giovane nei primi giorni di giugno.

La riapertura delle indagini, infatti, è conseguenza del ritrovamento di tracce di DNA maschile sulla pashmina che fu ritrovata avvolta attorno al collo di Tiziana nel momento del ritrovamento.

Tale circostanza, secondo i periti di parte ingaggiati dall’accusa, farebbe pensare ad un omicidio piuttosto che a un suicidio.

Per adesso, infatti, si ipotizza il reato di omicidio contro ignoti per garantire alle indagini le opportune verifiche anche informatiche alla luce delle novità emerse dalle perizie dei periti sullo Smartphone e sul tablet della ragazza probabilmente manomessi per occultare prove attraverso l’eliminazione di file video e immagini.

Foto dal web
Marianna Di Donna

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