Emergenza lavoro a Napoli a causa del sostegno del reddito di cittadinanza

È ormai tempo di riaperture per le tantissime attività commerciali presenti in tutta la nostra regione e, nello specifico, a Napoli a farla da padrone ci sono le migliaia di pizzerie sparse in ogni angolo della città.

Con il nuovo decreto che sancisce la riapertura dei locali anche al chiuso, per i gestori delle varie attività si è reso necessario richiamare a lavoro tutto il personale e, talvolta, anche personale aggiuntivo come extra.

Purtroppo, però, sembra ormai piuttosto realistico lo scenario che si starebbe palesando nella nostra società fortemente provata dalla pandemia.

Un tempo a Napoli e provincia diffusa era l’opinione comune che fosse molto difficile trovare un lavoro e, molto spesso, chi riusciva ad inserirsi doveva stare bene attento a non essere vittima di una precarietà che ha da sempre caratterizzato il nostro tessuto sociale relativamente al mondo del lavoro.

Ironia della sorte, però, adesso, parrebbe profilarsi sempre di più un risvolto della medaglia diametralmente opposto alla situazione precedente al Covid.

Sì, perché sempre più gestori e titolari lamentano difficoltà enormi nel trovare personale disposto a lavorare in questo periodo. La motivazione sarebbe da annoverare ai numerosi sussidi che lo Stato ha elargito a sostegno dei più bisognosi e di chi, a fronte delle chiusure da lockdown, avesse perso il lavoro finendo in una condizione di disagio economico.

Primo fra tutti, il reddito di cittadinanza garantirebbe una stabilità perdurante ben 18 mesi, che starebbe facendo fare due conti in tasca ai lavoratori inducendoli, inevitabilmente, a rifiutare proposte di lavoro che, poi, farebbero perdere il sussidio stesso.

In sostanza, nessuno sarebbe più disposto ad accaparrarsi un lavoro perché, in termini di fatica e di retribuzione, molte volte, “conviene” di più, garantirsi il sussidio da reddito di cittadinanza comodamente senza affannarsi più di tanto.

Ma, questa condizione, sta facendo uscire fuori dal senno, tantissimi titolari in difficoltà. Non ultimo arriva la denuncia di Ciro Oliva, titolare della storica pizzeria Concettina ai Tre Santi, che, dal Rione Sanità, rimarca proprio l’emergenza dovuta alla carenza di personale attraverso un’intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno “Difficilissimo trovare pizzaioli, fornai, ragazzi di sala. Tanti prendono il reddito di cittadinanza e trovano più comodo avere i soldi fino a casa senza lavorare oppure, e sono numerosi, vorrebbero un impiego al nero. Ma da Concettina ai Tre Santi lavoriamo stando sempre nelle regole. Chi viene da noi ha un regolare contratto e non facciamo maneggi”.

Ciro Oliva, quindi, rappresenterebbe l’altro volto della medaglia di una Napoli che rifiuta la proposta di lavoro a nero.

Già, perché, mentre prima della pandemia, bisognava sudare per vedere riconosciuto il diritto ad essere regolarizzato sul lavoro, adesso sembrerebbe che, per non perdere l’erogazione del sussidio, sarebbe stesso il lavoratore ad avanzare la proposta di non voler essere regolarizzato!

All’altro capo, invece, c’è l’assessore al lavoro del comune di Napoli, Giovanni Pagano che si oppone fortemente e critica il pensiero di Ciro Oliva e lo fa mettendo la luce su alcuni aspetti del mondo del lavoro che forse Ciro non conosce perché di mestiere fa il pizzaiolo e non fa l’esperto di politiche lavorative. Pagano dice “Capisco che attaccare i percettori è di moda, però ci sarebbe da chiedersi come è possibile che un pizzaiolo che lavora parecchie ore a settimana, preferisce 500 euro al mese invece di una paga che dovrebbe essere di tre volte più alta, magari che si andrebbe a sommare ad un’altra entrata in famiglia. Ad esempio una pensione di un parente, sempre per informazione, anche minima in un nucleo familiare di 3 persone azzera quasi completamente l’RdC. Sono sicuro che oltre a fare un’ottima pizza Concettina ai Tre Santi paghi regolarmente i suoi dipendenti e sappia verificare da solo che non c’è nessun paragone tra una busta paga media di un pizzaiolo e l’assegno del RdC.”

Ma l’intento dell’assessore non è quello di attaccare un imprenditore onesto e in regola come Ciro Oliva, piuttosto vuole spiegare che il Reddito di cittadinanza non è per il singolo ma viene assegnato su base familiare attraverso l’indicatore Isee che si rifà ad un nucleo familiare.

E, a proposito di ciò, continua dicendo che “il  grande merito del RdC è smascherare quegli imprenditori che vogliono dare paghe da fame ai loro dipendenti, spesso mascherando il lavoro con contratti di tirocinio e apprendistato”.

Foto dal web
Marianna Di Donna

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