Ciro Migliore, transgender compagno di Maria Paola, morta in un inseguimento, stava cambiando vita per lei

Da qualche giorno Ciro Migliore è stato arrestato nel blitz all’interno del Parco Verde di Caivano con l’accusa di essere un pusher per l’associazione criminale che opera al suo interno. Attualmente si trova nel Carcere circondariale  femminile di Pozzuoli, struttura sensibile ai temi dell’omosessualità e si dice sereno e desideroso che la verità venga a galla.

A parlare per Ciro, c’è Daniela Falanga, presidente dell’Arcigay di Napoli, che fin dal primo momento ha sempre assistito la questione nel tentativo di tutelare le parti delle due giovani innamorate e soprattutto nel rispetto contro ogni violenza di genere.

Ciro, infatti, nonostante abbia manifestato la sua volontà a cambiare sesso, attualmente è ancora una donna, ed è questo il motivo per il quale la sua detenzione lo ha condotto al carcere femminile di Pozzuoli, dove vive un regime di protezione e per nulla discriminatorio dal momento che la struttura si dimostra sensibile alla questione delle persone trans.

Daniela Falanga ci tiene a precisare che Ciro si trova coinvolto nel procedimento per fatti risalenti al 2018, tempo precedente all’inizio della sua relazione con Maria Paola, la giovane che gli aveva sconvolto la vita con un amore travolgente tale da fargli capire quale fosse il suo orientamento verso l’altro sesso. Un amore che Ciro avrebbe voluto proteggere a tutti i costi e che gli aveva fatto comprendere quanto fosse necessario allontanarsi da quel brutto ambiente che iniziava a frequentare per assicurarsi qualche spicciolo.

Purtroppo, come Daniela Falanga conferma, Ciro è figlio del Parco Verde di Caivano, luogo fortemente contaminato da ambienti malavitosi, dove il malaffare e, soprattutto lo spaccio di droga, sono elementi predominanti a fronte di giovani , ragazzi o ragazze che siano, bisognosi di racimolare qualche soldo facile in quel momento ma pericoloso per ciò che può comportare.

E Ciro ne faceva parte, ne era stato assorbito e risucchiato come un vortice, da cui probabilmente solo una forte motivazione o una valida alternativa lo avrebbe potuto allontanare. Poiché, in certi ambienti, le valide alternative sono piuttosto inesistenti, per Ciro era arrivata una forte motivazione: l’amore puro che provava per Maria Paola Gaglione, un’affinità di coppia che, mai, aveva provato prima e che gli faceva battere così tanto il cuore al punto da decidere che, per avere un futuro con lei, sarebbe stato necessario allontanarsi da quel male che lo stava rapendo giorno dopo giorno.

Questo era, infatti, il motivo per il quale la famiglia della giovane ostacolava quella relazione: un po’ non accettavano l’idea che due donne potessero amarsi, un po’ conoscevano, in un ambiente dove tutti sanno tutto di tutti, cosa facesse Ciro per mantenersi: il pusher.

Purtroppo, poi, le cose non sono andate come le due giovani avrebbero fortemente voluto perché a stroncare i loro progetti è arrivata la crudezza della morte con l’aggravante che a provocarla possa essere stato il fratello di Maria Paola, Michele Gaglione, ora indagato e sotto processo.

Ciro, da allora, si è chiuso nel silenzio assordante di chi coltiva un dolore grandissimo accostato allo sfumare delle opportunità che la vita gli stava offrendo, ma continua a non essere solo.

L’Arcigay di Napoli, infatti, lo sta seguendo sotto ogni aspetto, legale e morale, nella speranza che possa riprendersi e ricominciare il percorso, lungo e complicato, per affrontare il cambiamento di sesso. Un percorso iniziato da qualche mese e poi bloccato adesso che è arrivata la detenzione: l’Arcigay, nella persona di Daniela Falanga, spera di poter proteggere Ciro in questo suo cammino verso una rinascita personale e soprattutto sociale.

Foto di repertorio

Marianna Di Donna

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