Il murales autocelebrativo del baby rapinatore dei quartieri spagnoli è stato cancellato stamattina

Luigi Caiafa fu ucciso mentre compiva una rapina il 4 ottobre 2020 durante uno scontro con alcuni agenti di polizia arrivati in via Duomo per cercare di fermarlo. La notizia balzò agli onori della cronaca più nera di Napoli a causa della sua giovane età ma anche per il fatto che gli attimi immediatamente successivi alla sua morte esplosero in un’escalation di violenza inaudita da parte dei suoi familiari.

Sì, perché fu proprio quella notte nella quale il pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini, dove Luigi era arrivato già morto, fu devastato dalla ferocia aggressiva e facinorosa di quanti lo conoscevano capitanati da tutta la sua famiglia.

Da allora la faccenda trovava spazio in tutte le trasmissioni televisive nazionali con tanto di interviste rilasciate da parte della famiglia e in particolare dal papà Ciro Caiafa che, determinatamente e a gran voce, dichiarava il fatto che il figlio fosse “un bravo ragazzo” e che mai avesse dato modo di pensare che stesse prendendo una cattiva strada.

Ciro Caiafa nel rimembrare la memoria del figlio, a suo dire, ucciso a bruciapelo da un agente poco più grande di lui, smentiva le voci, sempre più sicure, che lui stesso fosse un boss ammettendo solamente di aver avuto guai con la giustizia anni addietro ma di aver saldato il conto con altrettanti anni di carcere che gli avevano ridato la libertà.

Una libertà che lui stesso cercava di difendere ma che, ironia della sorte, l’ha visto ammazzare il 30 dicembre scorso nei pressi della sua abitazione e a pochi passi dal murales fatto realizzare per il figlio.

Un murales autocelebrativo, molto di più che una cappella votiva, vicino al quale campeggiavano fiori, peluche, sciarpe e oggetti vari lasciati da quanti si soffermavano davanti alla sua effigie.

Fin dalla sua realizzazione c’erano state polemiche da parte di tutti, amministrazione comunale compresa, perché ritenuto di cattivo gusto e non certo tale da essere considerato un esempio. E così si arriva a stamattina, quando agenti della Polizia di Stato e Polizia municipale si sono recati all’ingresso di vico Sedil Capuano, a Forcella, per rimuovere il disegno: una coltre di vernice spessa bianca ha cancellato il volto del defunto Luigi definitivamente.

Stessa sorte dovrebbe toccare al murales di Ugo Russo, un altro ragazzo giovanissimo morto nello stesso modo, il cui volto è impresso su un muro nei Quartieri Spagnoli, ma, con molta probabilità, potrebbe essere trasformato con un altro intento magari per evidenziare i valori di giustizia e legalità.

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