Sono passati 25 anni da quando Massimo Troisi il 4 giugno 1994, appena 12 ore dopo la fine del suo film più ambizioso e impegnativo, “Il Postino”, è deceduto a casa di sua sorella Annamaria, a Ostia.

Il grande attore napoletano nasce a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, e condivide una piccola casa con altre 17 persone, tra fratelli, genitori, zii e nonni. Fin da bambino aveva sempre sofferto di problemi di salute, come uno scompenso cardiaco e una degenerazione della valvola mitrale che lo tennero a letto per molti mesi, durante i quali si appassionò a libri, canovacci e musica.

La passione per il teatro nacque quando in un ex garage si riunì una piccola compagnia teatrale, RH negativo, dove, Massimo Troisi, cominciò a cimentarsi nel teatro napoletano e all’improvvisazione rendendo gli spettacoli unici e particolari grazie alla sua vena ironica e genuina. Erano gli albori degli anni ’80, quando cominciò a ricavarne i primi profitti insieme a Moretti e Benigni, ma fu proprio col toscanaccio Roberto che Troisi trovo’ un’empatia istintiva, festeggiata dal pubblico col clamoroso successo di “Non ci resta che piangere” (1984). La critica, però amò in particolare i film della seconda regia di Troisi. Un suo collega, Ettore Scola, riuscì a intuire la vera bravura di Massimo dandogli l’opportunità di diventare l’attore che tutti conoscono.

A Troisi non sono di certo mancati i premi, riusciva a trarre da un evento mondano una battuta o ricamarci su un intero spettacolo, la sua fama, nonostante il tempo trascorso dalla sua morte, sembra non essere mai svanita poiché il suo era un talento unico, irripetibile e luminoso che tutti a Napoli non smetteranno mai di ricordare e lo faranno sempre con le sue battute.

 

Teresa Barbato

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