Morto nel carcere di Opera il boss di Gomorra, Cosimo Di Lauro

Cosimo Di Lauro, 49 anni, detenuto nel carcere di Opera in provincia di Milano è morto questa mattina per cause ancora da accertare.

A darne notizia è stato lo stesso staff dirigenziale del carcere che lo ospitava attraverso un fax “urgentissimo” recapitato ai suoi avvocati Saverio Senese e Salvatore Pettirossi.

I difensori di Cosimo Di Lauro riferiscono di un fax con quattro righe striminzite e ridotte esclusivamente a riferire del decesso. Il testo dell’urgentissimo fax riporterebbe testuali parole “Oggetto: Detenuto al 41 bis Cosimo Di Lauro, nato a Napoli l’8 dicembre 1973. Con riferimento al detenuto indicato in oggetto, si comunica che in data odierna alle 7.10 ne è stato constatato il decesso. Cordiali saluti”.

Cosimo Di Lauro si trovava in carcere dal 2005 da quando fu arrestato perché ritenuto il mandante dei primi omicidi che portarono alla guerra tra il suo clan, e l’ala scissionista degli Amato-Pagano. Il boss si trovava recluso in regime di carcere duro.

Un uomo, un boss che ha fatto parlare moltissimo di sé negli anni di fuoco della guerra tra i clan: fu ribattezzato il “boss con il codino” quando, all’atto dell’arresto, si faceva fotografare con le manette ed uno sguardo tanto eloquente quanto malvagio, con indosso pantaloni stretti attillatissimi, giubbotto di pelle nera e capello super gelatinato.

Un boss, ribattezzato anche “il boss di Gomorra”, molto noto nella prima era di internet, quando, si corse il pericolo di emulazione da parte di molti giovani catalizzati dal suo fascino malefico.

Un uomo, un boss che ha fatto parlare molto di sé, per le azioni criminali commesse: fu lui il mandante dell’omicidio di Massimo Marino, cugino di Gennaro detto «Mekkey». Fu la prima vendetta al duplice omicidio Fulvio Montanino e Claudio Salierno, il primo amico d’infanzia di Cosimo che decise di far assassinare Massimo, perché Gennaro era stato arrestato.

Niente sgarri, dunque, per sé e per i suoi amici: chiunque si permettesse di invadere il suo spazio, doveva essere giustiziato senza se e senza ma.

Fu condannato all’ergastolo anche per l’omicidio di Mariano Nocera, uomo del clan Abete-Abbinante. Nemmeno la sua parola doveva essere contraddetta: Nocera, infatti, fu ucciso perché non obbedì all’odine di Cosimo che voleva l’ultima parola su ogni attività nel quartiere.

Davanti a lui nessuno aveva potere e non si fermava nemmeno di fronte alle donne: era risultato, infatti, imputato per l’omicidio di Carmela Attrice, la mamma di un ras che ebbe la “colpa” di nascondere il figlio dalla furia della camorra durante una faida che lasciò al suolo oltre 100 corpi in meno di un anno. La donna fu  brutalmente ammazzata.

Cosimo, invece, fu assolto con formula piena per non essere coinvolto negli omicidi di Gelsomina Verde e  Attilio Romanò, vittime innocenti della camorra. La prima torturata, uccisa e data alle fiamme perché non volle rivelare il nascondiglio di un uomo del clan avversario che conosceva, e l’altro ucciso in un negozio di telefonia, perché scambiato per un altro.

Ma adesso un giallo cade sulla sua morte: un decesso inspiegabile a cui i legali difensori del boss non vogliono sottostare.

Pare, infatti, che da tempo avessero richiesto, già nel lontano 2018, delle visite specialistiche psichiatriche per il loro assistito che pare non siano state mai concesse.

Sembrerebbe, infatti, che il boss Di Lauro soffrisse di turbe psichiche, allucinazioni e si rifiutasse, ultimamente, di sottoporsi alla terapia e finanche di incontrare i familiari.

In realtà, pare fossero già diversi anni che, per sopportare il carcere duro, pare si trovasse sottoposto a terapia farmacologica fatta di psicofarmaci somministrati anche in dosi massicce. Una condizione accertata anche da una perizia a suo favore che, nel 2018, dimostrò come “le attuali condizioni di salute, lungi dall’essere nate improvvisamente o per effetto di una simulazione,, non fossero altro che il risultato di un lento processo”.

A chiarire ogni dubbio sulla morte sarà sicuramente l’autopsia disposta dal magistrato come prassi obbligata in questi casi. La Procura di Milano avrebbe già disposto, infatti, una consulenza medico legale e tossicologica per chiarire le cause della morte, nonché quali fossero le condizioni di salute nell’ultimo periodo di Cosimo Di Lauro.

Il Pm di turno, Roberto Fontana, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti, un atto «prudenziale» appunto per svolgere l’autopsia e gli accertamenti medico legali e tossicologici. Intanto sembrerebbe che sia sul corpo del boss sia nella sua cella, non sarebbero stati trovati segni evidenti o elementi che possano allo stato far ipotizzare un suicidio o una morte violenta.

Foto dal web

Marianna Di Donna

 

 

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