Michele Esposito, 41 anni, muore sul lavoro al nord, schiacciato dal forno delle pizze

Dall’inizio del 2021, in tutta Italia, si contano 1017 vittime di incidenti sul lavoro che hanno stroncato vite umane e altrettanti infortuni, 448.110 tutti registrati da regolari denunce pervenute all’Inail.

Questo delle morti sul lavoro rappresenta ancora un problema irrisolto del nostro Paese che, in realtà, conta ancora tantissimi scenari di scarsa sicurezza in ambito lavorativo.

Nella sola Campania, l’Inail annovera tra le vittime sul lavoro, 107 persone e oltre 15646 denunce di infortuni sul luogo di lavoro.

A perdere la vita questa volta non nella nostra regione è stato un pizzaiolo 41enne di Portici, trasferitosi al nord in cerca di lavoro.

Michele Esposito era abituato a girovagare per l’Italia con l’intento di portare in giro l’arte della pizza napoletana; era stato diverso tempo ad Asti e adesso si era trasferito a Parabiago, nel milanese, dove aspettava di poter lavorare come pizzaiolo in una pizzeria recentemente ristrutturata.

Ancora pochi giorni e il locale avrebbe riaperto al pubblico con una nuova veste e un nuovo pizzaiolo, restava ancora da mettere a posto qualche dettaglio e di sistemare proprio un impianto che poi è risultato fatale per Michele.

Un impianto di mezza tonnellata, situato proprio sul forno dove Michele avrebbe dovuto lavorare.

E Michele, purtroppo, si trovava proprio lì quando l’impianto intero gli è crollato addosso schiacciandolo.

Michele è stato ritrovato proprio dal proprietario della struttura nel punto esatto dove avrebbe dovuto metter in pratica le sue abilità di pizzaiolo.

Ad occuparsi della salma, adesso, c’è la sorella Rosa che, risolte le ultime incombenze burocratiche, riporterà Michele nella sua Portici per i funerali.

La donna, insieme alla madre, ricordano la grande passione di questo ragazzo per il suo lavoro attraverso le parole che lui stesso, in un’intervista per un giornale di Asti, aveva rilasciato proprio parlando dell’arte del pizzaiolo: “Prima della Pizza Margherita creata a Napoli nell’Ottocento questo cibo aveva forme diverse. Al porto, per esempio, si faceva la Marinara, più grande perché sfamava i lavoratori. In centro o al Vomero, invece, era più piccola o piegata a portafoglio perché faceva da antipasto”. 

Michele aveva trovato alloggio insieme ad altri ragazzi nella vicina Limbiate; è lì che adesso, la sorella dovrà recarsi per recuperare le divise da lavoro del fratello, testimonianza delle tante gare a cui aveva partecipato, in giro per l’Italia.

La famiglia di Michele, chiusa nel proprio dolore per la perdita, adesso chiede solo giustizia per questo lavoratore con una grande passione, disposto a lavorare a mille chilometri da casa lasciando affetti e amicizie per realizzarsi, sperando che la storia di Michele, ennesima morte sul lavoro, non resti solo un numero da annoverare tra le righe di un sondaggio.

Foto dal web

Marianna Di Donna

 

 

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