Per i parenti si tratterebbe solo ed esclusivamente di una “scusa”, per i genitori, invece, si tratterebbe di una “necessità”: in mezzo ci sono Chiara e la sua disabilità.

Chiara è affetta da una grave disabilità provocata da una paralisi cerebrale alla nascita e quindi non cammina e non riesce a star seduta senza avere un sostegno.

Poi ci sono due villette confinanti, proprietà delle due famiglie, imparentate tra loro, che litigano per dei lavori iniziati per ampliare una delle due costruzioni.

I genitori di Chiara, avendo avuto altri figli, necessitano di ampliare la casa creando una stanza con tutto il necessario per le cure alla ragazzina e decidono di realizzare sul terrazzo un’altra camera collegata con un ascensore esterno.

Ottenuti i permessi dal comune di Mugnano per la licenza, informati i parenti dell’intenzione, iniziano i lavori.

E qui inizia il contenzioso che arriva anche in tribunale dove il giudice dà ragione a chi sta realizzando quelle modifiche, ma l’altra famiglia non si arrende e pare sia intenzionata a impugnare il provvedimento nel tentativo di fare ricorso addirittura al Consiglio di Stato​, ostinandosi a non darsi pace finché quei lavori non saranno annullati.

Meravigliato e incredulo il papà di Chiara, anch’egli disabile all’80% a seguito di un incidente, che riferisce di un accordo preventivo tra le parti ancor prima di richiedere i permessi, un accordo molto a favore dei parenti perché aveva previsto addirittura una concessione di un piccolo pezzo di terreno adiacente alla proprietà.

Tutto programmato, insomma, per non creare disagio e difficoltà a questa famiglia che, tra l’altro, vive a Roma e, invece, purtroppo la questione dovrà essere decisa nelle aule di un tribunale.

Marianna Di Donna

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