Diciassette anni dopo, il suo esempio continua a vivere nei ragazzi che ha cresciuto

 

Diciassette anni dopo, il nome di Mimmo Marrone continua a muovere qualcosa dentro chiunque lo abbia incontrato: un ricordo caldo, immediato, quasi fisico. Non è semplice nostalgia: è la traccia lasciata da chi, nella scuola, ha scelto di essere molto più di un docente. Marrone era uno di quei rari insegnanti capaci di trasformare l’ora di educazione fisica in un luogo dell’anima, un tempo sospeso in cui i ragazzi si sentivano visti, ascoltati, accolti.

Chi lo ha conosciuto lo racconta come un uomo generoso, comunicativo, dotato di un’empatia fuori dal comune. Non cercava mai la distanza formale tra professore e alunno: preferiva il dialogo, quello vero, quello che nasce guardando negli occhi i ragazzi e capendo cosa c’è dietro un silenzio, un gesto, una timidezza improvvisa. Per lui la scuola era un luogo di crescita, non un recinto di regole. E la sua missione era accompagnare gli studenti a scoprire la parte migliore di sé. In questo, Mimmo era un maestro naturale. Un uomo che sapeva entrare in relazione, che sapeva fare squadra, che sapeva trasformare un semplice gesto – un cinque battuto – in un ponte umano. Il cortometraggio Batti il 5, realizzato anni fa dagli studenti della scuola “Giambattista Basile” di Giugliano, resta una delle testimonianze più sincere del suo modo di essere.

Un dolore che ha lasciato un segno

Mimmo Marrone è scomparso il 28 giugno 2009, troppo presto, troppo all’improvviso. La sua morte lasciò un vuoto enorme nella comunità scolastica e nella città, un silenzio che per giorni sembrò irreale. Ma proprio da quel dolore nacque una memoria collettiva che non si è mai spenta: un ricordo che non si limita alla mancanza, ma che continua a trasformarsi in gratitudine.

Il tempo passa, ma alcune presenze restano. Marrone è una di queste. Resta nei racconti dei colleghi, nei ricordi dei suoi studenti ormai adulti, nei sorrisi che ha saputo accendere, nelle fragilità che ha saputo proteggere, nelle passioni che ha saputo far nascere. Resta soprattutto in un’idea semplice e rivoluzionaria di scuola: la scuola come luogo di umanità.

Un nome che continua a vivere

A Melito, questa gratitudine ha preso forma concreta: il Comune ha intitolato a Mimmo Marrone lo stadio comunale, trasformando un luogo di sport in un simbolo della sua eredità educativa. Ogni volta che quel nome viene pronunciato, ogni volta che qualcuno varca l’ingresso dello stadio, Mimmo torna a essere presente: non come figura del passato, ma come esempio di ciò che la scuola e lo sport possono essere quando sono guidati da passione, rispetto e amore per i giovani.

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