La Dda di Napoli concentra l’attenzione su un minorenne legato a un presunto affiliato del clan Pecorelli. Acquisite immagini e testimonianze: la pista della lite di marzo appare sempre più solida.


Nella periferia nord di Napoli si può morire per una partita di calcetto. Se le prime ipotesi investigative dovessero rivelarsi corretta, Lorenzo Spasiano, il 21enne incensurato ucciso davanti casa nel quartiere Miano, sarebbe morto proprio per una lite avvenuta sul rettangolo verde. Le indagini stanno convergendo su un sospetto preciso: un sedicenne legato da vincoli familiari a un presunto affiliato del clan Pecorelli. È su di lui che si sta concentrando il lavoro della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, guidata dal sostituto procuratore Enrica Parascandolo, insieme ai carabinieri che stanno ricostruendo ogni dettaglio della dinamica.

Secondo la prima ricostruzione, ad agire sarebbe stata una sola persona, che avrebbe esploso un colpo di pistola da distanza ravvicinata, centrando il cuore del giovane e non lasciandogli scampo. Gli investigatori hanno acquisito i filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona e raccolto testimonianze che confermano la pista ritenuta al momento più solida: una lite scoppiata lo scorso marzo durante una partita di calcetto, degenerata poi in una serie di episodi violenti e minacce di morte via chat, che potrebbero aver rappresentato il preludio all’agguato.

Nel quartiere, intanto, cresce lo sconcerto. In una intervista televisiva, don Salvatore Cinque, parroco della chiesa di Sant’Alfonso e San Gerardo, ha rivolto un appello diretto all’autore del delitto: “Pentiti e costituisciti”. Il sacerdote ha ricordato Lorenzo come un ragazzo vivace ma onesto, impegnato nel lavoro e nello sport, e ha chiesto che a Miano si avviino percorsi capaci di insegnare ai giovani “che la vita è un dono e non va sprecata”.

Don Salvatore ha richiamato anche un precedente doloroso: l’omicidio di Raffaele Perinelli, promessa del calcio campano, ucciso a 21 anni nel 2018 al culmine di una lite per futili motivi. “A Miano ci sono sempre litigi tra giovani”, ha detto il parroco, “ma speriamo che questa sia l’ultima tragedia”.

Il quartiere resta sospeso tra dolore e attesa, mentre gli investigatori stringono il cerchio attorno al presunto responsabile. La combinazione di testimonianze, immagini e precedenti conflitti sembra delineare un quadro sempre più chiaro, in cui una lite banale si sarebbe trasformata in un’escalation culminata in un omicidio che ha scosso l’intera comunità.

Commenti

commenti