Coalizioni in movimento, ma sui contenuti regna ancora il silenzio in vista delle elezioni comunali

Archiviate le elezioni regionali e smaltita la sbornia dei risultati, a Melito si dovrebbe finalmente tornare a parlare di ciò che davvero conta: il futuro amministrativo della città. Salvo sorprese, tra aprile e giugno i cittadini saranno chiamati a scegliere chi guiderà il Comune nei prossimi cinque anni. Un appuntamento cruciale, che arriva in un clima di profonda sfiducia e di crescente disorientamento.

Perché oggi, a Melito, regna soprattutto la confusione. Si registrano movimenti inattesi, con insospettabili pronti a collocarsi nel perimetro del centrosinistra, mentre sul versante opposto il centrodestra – in particolare Fratelli d’Italia e l’area dei Moderati – esce rinfrancato dal risultato di Giuseppe Chiantese, capace di raccogliere oltre mille voti. Un dato politico che, oggettivamente, rimette in gioco equilibri e ambizioni.

Ma il punto è un altro: si continua a parlare solo di numeri. Numeri elettorali, percentuali, pacchetti di voti, schieramenti, posizionamenti.
Numeri, numeri e ancora numeri. Quello che continua ostinatamente a mancare è un reale progetto per Melito.

Negli ultimi mesi l’attenzione dei cosiddetti rappresentanti politici è stata completamente assorbita dalle scadenze sovracomunali – politiche, europee, regionali – mentre è stata trascurata la costruzione graduale di una proposta credibile per il governo della città. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: alle soglie di una nuova campagna comunale, non esiste ancora una visione condivisa e riconoscibile del futuro di Melito.

Si discute di coalizioni, ma non di città. Si discute di candidature, ma non di come rilanciare commercio, sicurezza, decoro urbano, servizi, reputazione e vivibilità. Si discute di strategie, ma non di soluzioni. 

Ad oggi non ci sono forze trainanti sul territorio, né nel centrosinistra, dormiente, né – tantomeno – nel centrodestra, in cerca di una nuova organizzazione. E sul fronte di eventuali terze opzioni, il quadro resta ancora nebuloso. Eppure Melito, oggi più che mai, avrebbe bisogno di individualità solide, di idee coraggiose, di programmi veri, non di semplici alchimie elettorali.

A questo punto, la domanda è inevitabile e doverosa: Chi chiederà i voti in primavera inizierà finalmente a parlare ora di contenuti, oppure dovremo ancora una volta assistere all’ultimo mese di chiacchiere, promesse e slogan? Melito non può permettersi un’altra campagna elettorale fondata solo sui numeri. Ha bisogno di visione, serietà e responsabilità. E soprattutto ha bisogno, finalmente, di una politica che parli del futuro della città e non solo del proprio destino elettorale.

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