L’intera comunità di Melito resta ancora incredula di fronte al rinvenimento del corpo senza vita di un concittadino molto conosciuto e benvoluto da tutti.

Antonio Caiazza, noto come “Tonino Barbarell”, viveva in via Pizzone da sempre ed era molto conosciuto in città, cosa evidenziata anche dalle centinaia di commenti postati sotto la notizia della sua morte.

L’uomo, 62 anni, è stato ritrovato senza vita all’interno della sua abitazione intorno alle 22 del giorno 24 agosto quando i carabinieri e i vigili del fuoco hanno fatto irruzione nel suo appartamento sfondando la porta.

L’intervento era stato richiesto da alcuni vicini di Antonio allertati da un, ormai persistente, sgradevole odore proveniente dal suo appartamento.

Un intervento coadiuvato anche dai carabinieri attenzionati da alcuni conoscenti dell’uomo preoccupati dal fatto che, da giorni, non avevano più notizie.

Stranamente, infatti, pare che Antonio “Barbarell”, non si facesse vedere in giro da qualche giorno, cosa insolita per quanti erano abituati ad incrociarlo in giro ogni giorno per il centro città.

La scena, presentatasi ai vigili del fuoco, però, è stata drammatica: l’uomo, infatti, sarebbe stato trovato privo di vita, quasi sicuramente da giorni da un primo accertamento su un corpo già in stato di decomposizione e legato ad una corda, cosa che farebbe propendere le indagini verso un gesto volontario.

La notizia del ritrovamento ha creato molto sgomento e tristezza in tutta la città ed, in particolare, per quegli amici più affiatati che frequentavano Tonino quotidianamente.

Ancora non chiare le motivazioni che possono aver scatenato il gesto estremo ma, oggi, i commenti in città parlerebbero di un dramma della solitudine legato anche all’abbandono da parte di interventi sociali verso persone anziane o bisognose di assistenza.

Tonino “Barbarell”, infatti, pare non avesse legami stabili e consolidati, era separato e aveva figli e nipoti, viva da solo accerchiato solo da pochi affezionati amici che, nonostante ciò, non riescono a spiegarsi il perché del gesto.

E mentre lo sgomento fa spazio alle condoglianze per la tragica morte, c’è chi invita l’intera comunità a riflettere sulle situazioni di disagio esistenziale molte volte perfettamente visibili sotto gli occhi di tutti senza lente d’ingrandimento ma che denunciano casi di mancata solidarietà umana verso i più deboli e i soli.

Luci accese, dunque, anche su quello che, oggi, rappresenta la città: molto carente dal punto di vista sociale, con la totale assenza di attività di aggregazione dove, se non hai affetti, in poco tempo ti rendi conto che sei solo.

Un problema sociale, quindi, da non sottovalutare che investe tutto il tessuto sociale cittadino dai bambini ai giovani, dagli adulti agli anziani alle persone affette da disabilità. Un fenomeno sociale, figlio dei nostri tempi, che non investe solo la città di Melito, ma è la foto di un’epoca nella quale i rapporti umani si riducono al lumicino vittime di un ritmo frenetico compulsivo fatto di comunicazioni esclusivamente mediatiche.

Ridotte all’osso anche quelle piccole attività commerciali, figlie di un’epoca che sembra ormai remota, sorpassata a 100 all’ora da enormi ed ingombranti centri commerciali. Era lì che avvenivano degli scambi e delle chiacchiere semplici con gli stessi commercianti, concittadini noti e apparentati, con cui non era tanto importante “comprare” ma anche scambiarsi un’opinione o fare un pettegolezzo.

La morte di Tonino rappresenta la solitudine che nessuna politica e nessuna economia può portare indietro ma che può rappresentare la via retta per tornare a ristabilire i rapporti veri ed onesti tra persone per auspicare a quello che non deve più essere un baluardo ovvero la nascita di una comunità fondata sulle famiglie, sugli amici e sulle relazioni affinché la soluzione sia solo la vita e mai più la morte.

Foto dal web

Marianna Di Donna

Commenti

commenti